Ambiente ed Energia

Prevenzione: – Inquinamento = + Salute

La nostra Regione, soprattutto la pianura padana, sulle cartine geografiche che riportano i dati relativi all’inquinamento, è una delle 5 aree più inquinate del mondo. Anche a Faenza la situazione non è delle migliori. La qualità dell’aria è già ampiamente compromessa, oltre che dall’aumento esponenziale del traffico veicolare, dalle vecchie caldaie e dal consumo di suolo con conseguente riduzione di spazi verdi, anche e soprattutto dai tanti impianti inquinanti presenti nella nostra cittadina. Polo ceramico, distillerie, inceneritori a biomasse e di rifiuti. Senza dimenticare gli impianti presenti nei comuni limitrofi. Per non parlare degli insopportabili e puzzolenti miasmi che avvolgono la zona vicina al casello autostradale, che ci hanno reso tristemente noti in tutta Italia e che rendono difficilissima la vita degli abitanti. Quanti veleni ancora pensate che la popolazione possa sopportare? Per il Movimento 5 Stelle i livelli massimi sono già stati raggiunti e superati. Bisogna diminuire considerevolmente l’inquinamento e in tempi molto brevi. La salute è un bene primario ed un diritto inalienabile, che è sancito dall’Art.32 della Costituzione Italiana e che va garantito a tutti. Considerato che la prima cura è la prevenzione, ci impegneremo per creare un ambiente più sano al fine di evitare l’insorgere di malattie e di patologie, soprattutto tumorali, nel cui campo purtroppo il nostro territorio registra un triste primato. L’inquinamento atmosferico comporta spesso numerose conseguenze a carico della salute: provoca la riduzione della funzionalità polmonare, l’aumento delle malattie respiratorie nei bambini, gli attacchi acuti di bronchite, l’aggravamento dei quadri di asma. Il tutto comporta un forte incremento nei decessi fra le persone più sensibili a determinati inquinanti, come gli anziani o le persone affette da malattie respiratorie e cardiovascolari. I nostri corpi sono poi continuamente esposti all’azione di svariati altri agenti inquinanti che sono presenti nel cibo che mangiamo e nell’acqua che beviamo. Riteniamo che sia compito dell’Amministrazione Comunale mettere in campo politiche mirate per identificare e ridurre, gradualmente ma definitivamente, la presenza delle sostanze tossiche attualmente conosciute nel nostro ambiente di vita, come:

  • controllo, verifica e rendiconto mensile delle attività di ARPA;
  • istituzione di un adeguato numero di centraline per monitorare non solo il PM10 ma anche il PM2.5 (più pericoloso); monitoraggio di diossine, benzene e metalli pesanti;
  • mappatura delle acque con controllo sistematico della loro qualità, con riferimento anche ad inquinanti derivanti da attività industriali;
  • istituzione di uno “Sportello Ambiente” aperto ai cittadini in stretta collaborazione con i NOE (Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri);
  • possibilità di acquisire, in tempo reale, tutti i dati dal Registro Tumori, in modo da avere un monitoraggio costante dell’incidenza del cancro.
3.1 Salvaguardia del territorio

Premessa

Aria, acqua, terra, flora e fauna sono risorse insostituibili del territorio e dell’intera società e costituiscono legame diretto con la vita. Come loro custodi è assolutamente prioritaria e indiscutibile l’esigenza di intraprendere azioni decise per la loro tutela e il loro eventuale recupero nel momento in cui siano in pericolo.

Azioni

Tutela dell’aria La qualità dell’aria è direttamente connessa negli ambiti cittadini all’inquinamento dovuto principalmente alle auto e alle immissioni inquinanti dell’industria e dei numerosi impianti di combustione presenti in città. Per la sua salvaguardia è necessario prevedere strumenti di regolamentazione del traffico come un piano di mobilità sostenibile e azioni volte a contrastare alcune pratiche energetiche fortemente dannose per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Su questi argomenti il presente programma ha capitoli a sé stanti (vedi Programma Mobilità, Rifiuti ed Energia).

Tutela delle acque In primo luogo il ruolo dell’amministrazione dovrà essere volto alla massima collaborazione con gli agricoltori e i cittadini, oltre che con le Autorità di Bacino, per la salvaguardia e la messa in sicurezza del territorio, la cui carenza ha causato recentemente i disastri che ben conosciamo (allagamenti e dissesto idrogeologico). Le disastrose piene degli ultimi tempi dei fiumi Lamone e Marzeno e di altri corsi d’acqua minori, dovuti alle abbondanti piogge, rappresentano eventi che vogliamo continuare a definire “eccezionali”, ma che purtroppo le cronache recenti della nostra zona e del resto del Paese ci fanno temere che dovremo affrontare sempre più spesso; in questo stato di cose, per cercare di prevenire o quantomeno limitare i danni, diventa prioritario rivedere le politiche e gli investimenti in ambito di tutela del territorio, cura e manutenzione dello stesso e delle infrastrutture, pulizia di corsi d’acqua, vie di comunicazione e condutture di scolo naturali ed artificiali. Per quanto riguarda, per esempio, i problemi creati dai fossi che non vengono puliti, per cui l’acqua piovana ristagna e poi esonda sul piano stradale, ogni cittadino sarà autorizzato, invitato e responsabilizzato a riprendere a pulire e curare il fosso davanti alla propria proprietà, come si faceva un tempo, nell’interesse suo e della collettività, con il coordinamento del Quartiere di riferimento. Oltre a quello del recupero e della manutenzione, si potrebbero raggiungere altri obiettivi, come quello di ricreare il senso di Comunità dei cittadini che si sentono coinvolti in questo recupero. I Quartieri, a loro volta, potrebbero ridare un senso alla loro funzione, oggi svuotata in gran parte di contenuti e responsabilità. In occasioni passate gli allagamenti avvenuti nelle aree urbane della città, non sono state causate dall’esondazione del fiume, ma dal cattivo funzionamento degli organi di ritegno deputati a contenere i potenziali riflussi dal fiume alla rete fognaria. Il gestore della rete dovrà essere sollecitato al continuo controllo della piena funzionalità della stessa e dei sistemi di sicurezza anti-riflusso. L’acqua, in relazione all’ambiente, è direttamente connessa per il territorio faentino con lo stato di salute del fiume Lamone. Da diversi anni, tra Giugno e Settembre, diventa un sentiero con pozzanghere d’acqua putrida. Per metà dell’anno il fiume appare sfigurato e degradato sul piano ecologico. Occorre prevenire tale situazione di degrado intervenendo sulla gestione delle acque, con una strategia complessiva di gestione del territorio che eviti di trasformare i fiumi in canali da sfruttare e riduca al minimo i danni ecologici, igienici e paesaggistici provocati dallo sfruttamento incontrollato delle risorse idriche. E’ necessaria una politica più oculata degli attingimenti che preveda la repressione di quelli abusivi. Per migliorare la qualità delle acque e la qualità ambientale dei fiumi occorre affrontare il nodo dell’uso della risorsa idrica. Un’agricoltura più sostenibile sul piano ambientale deve puntare su coltivazioni meno esigenti dal punto di vista idrico e sulla diffusione ulteriore di sistemi di irrigazione che consentano di risparmiare acqua.

Tutela della terra La salvaguardia della terra è invece direttamente connessa alla preservazione dell’ambiente dalla cementificazione. Verrà perseguito il blocco di nuove urbanizzazioni (vedi programma Urbanistica) attraverso la revisione della pianificazione urbanistica e la proposta di “varianti verdi” al Piano regolatore. Nelle azioni di salvaguardia del territorio agricolo bisogna aggiungere la tutela di tutti quegli elementi che caratterizzano la cultura della nostra terra ed in particolare del paesaggio agricolo quali colture, metodi di coltivazione e prodotti tradizionali che oramai stanno scomparendo.

Tutela di flora e fauna La salvaguardia della componente biotica dell’ambiente, flora e fauna, viene invece assicurata con il mantenimento e l’aumento degli habitat vegetali naturali e degli habitat per la sosta, alimentazione e riproduzione della fauna selvatica. Attraverso i regolamenti comunali occorre garantire il rispetto degli spazi riproduttivi per le specie legate agli edifici (rondini, barbagianni, pipistrelli ecc.), così come l’utilizzo di rimedi biologici per il contenimento degli insetti infestanti (garantendo così la tutela delle specie insettivore). E’ necessario perseguire azioni per il censimento, il monitoraggio e la protezione di tutte le aree naturali o in corso di rinaturalizzazione presenti e il rilascio di corridoi ecologici (filari alberati, siepi, corsi d’acqua, boschetti,…) in grado di garantire il flusso biotico di flora e fauna.

3.2 Gestione dei parchi pubblici e tutela del verde urbano

Premessa

Le aree verdi urbane costituiscono un patrimonio di grande valore e un parametro fondamentale per determinare il livello di qualità della vita nella nostra città. I parchi pubblici e tutte le aree verdi urbane, comprese aiuole e alberature stradali, ricoprono infatti importanti funzioni ecologiche e sociali. La loro funzione sociale è assolta rendendo gradevole e accogliente l’aspetto cittadino e creando luoghi di svago e benessere, dove tutti possono trovare la serenità e la tranquillità che troppo spesso negli ambiti urbani sono negate. La loro funzione ecologica, non meno importante e incisiva, è invece assolta grazie alla capacità della vegetazione di assorbire lo smog cittadino. Costituiscono quindi un importante fattore di mitigazione degli inquinanti dell’aria, riducendo in modo concreto la presenza dei gas serra (in particolare anidride carbonica) rilasciati dal traffico e dal riscaldamento delle case. Una dotazione di verde urbano la più ampia possibile riveste quindi un ruolo fondamentale per migliorare la qualità dell’aria. Inoltre un’elevata massa di vegetazione influisce notevolmente anche sul microclima urbano, mitigando in particolar modo le temperature elevate che in estate si raggiungono in ambienti dove cemento e asfalto fanno la parte dei padroni. Troppo spesso infatti il verde è relegato a sostenere un ruolo di secondo piano nella pianificazione e nella strutturazione degli ambiti urbani e ancor più in attività edilizie che privilegiano in modo indiscusso e irragionevole la cementificazione alla dotazione di aree a verde. E’ quindi necessario prevedere e pianificare il verde urbano in modo preventivo e paritario in tutte le attività di strutturazione urbanistica assicurando una dotazione di verde sufficiente ad attivare tutte le funzioni a lui attribuite. Le azioni che verranno intraprese nella gestione del verde urbano saranno quindi rivolte a salvaguardare e a potenziare la capacità che ha il verde cittadino di rendere la nostra città più vivibile e sostenibile. Assicurandone le funzioni sociali e ambientali che continuamente la vegetazione ci regala in modo disinteressato. Non dobbiamo infatti dimenticare che ogni angolo di verde dentro la città è un angolo di natura che ci sostiene e protegge. I parchi sono anche un luogo di svago e ricreazione, incontro sociale, ristoro e riposo dove organizzare eventi e attività rivolte a stimolare il coinvolgimento dei cittadini. Le aree verdi si prestano infatti ad accogliere manifestazioni culturali di ogni tipo, dall’educazione ambientale agli eventi musicali e teatrali, dalle mostre d’arte ai “Farmer’s Market”. Il verde va inteso come luogo non solo di ritiro intimo e rilassante ma anche come luogo di ritrovo e aggregazione sociale. Aumentare quindi gli standard qualitativi e quantitativi del verde urbano è il principale obbiettivo per una corretta gestione della città. Per quanto riguarda il verde esistente ed in particolare il verde storico sono quindi necessarie azioni di salvaguardia e riqualificazione laddove le sue potenzialità ricreative, sociali ed ecologiche sono in pericolo a causa di inadeguatezza delle strutture vegetali e di arredi che spesso versano in stato di degrado e abbandono.

Azioni

Messa in sicurezza dei percorsi pedonali e ciclabili, degli arredi e dei giochi per bambini, cura e salvaguardia delle alberature storiche e monumentali e controllo adeguato della vegetazione inserita abusivamente e incoscientemente. Il Parco Pubblico Bucci è il principale parco faentino, un valore aggiunto ambientale e sociale ed il polmone verde per eccellenza della città; è visitato da moltissime persone provenienti anche da altre città ed è luogo di svago e relax per i faentini stessi. Sono inaccettabili le condizioni di degrado in cui versa da tempo. Dovrà rimanere un patrimonio pubblico di proprietà comunale non soggetto, come avvenuto in passato, ad interessi privati ed imprenditoriali, e l’amministrazione indirizzerà allo stesso tutte le risorse possibili per consentire una adeguata cura della fauna (ora gestita e finanziata autonomamente dai volontari) e una opportuna riqualificazione e manutenzione (anche degli specchi d’acqua, che presentano problemi di stagnazione, con presenza di alghe probabilmente tossiche e botulino, che provoca malattie e in alcuni casi la morte della fauna presente e dell’avifauna selvatica). Verrà poi successivamente presa in considerazione l’idea di rendere navigabili i laghetti, dove il cittadino potrà osservare flora e fauna anche con barche a remi messe a disposizione dal Comune, tramite noleggio.

Censire le aree abbandonate ed incolte, come quelle per cui bastano piccole manutenzioni. Definirne il potenziale utilizzo (per spazi verdi, orti didattici, ecc.. ) e successivamente individuare gruppi di cittadini disponibili a farsene carico fin dalla progettazione alla conservazione e manutenzione, attraverso accordi e convenzioni con l’amministrazione e la supervisione dei Quartieri, che saranno i veri coordinatori del progetto.

Razionalizzare le attività di manutenzione e immaginarsi nuovi strumenti; passare da un’impostazione dei servizi (non solo di manutenzione del verde, ma anche pulizia strade e pulizia giardini), gestita per settori, ad un’impostazione di gestione integrata per razionalizzare tutte le attività in modo da ottimizzare i tempi e ridurre gli sprechi economici, a beneficio dell’ordine cittadino, in particolare in un periodo di restrizione delle risorse come questo. Per quanto riguarda le superfici a verde di nuova realizzazione saranno necessari strumenti urbanistici appropriati per regolamentare il rilascio di permessi per superfici adeguate e distribuite coerentemente con le reali necessità ecologiche e sociali.

Creare, nei poli a destinazione artigianale e industriale, strutture vegetali realmente in grado di sostenere la funzione di mitigazione degli impatti ambientali conseguenti alle attività produttive e, secondariamente, la funzione ricreativa utile al ristoro dei lavoratori. Nei poli a destinazione residenziale è necessario creare ambiti verdi di grande pregio ornamentale in grado di sostenere principalmente sia la funzione sociale e ricreativa che ecologico/ambientale.

Migliorare la qualità del verde stradale ed in particolare del verde di pertinenza dei parcheggi attraverso la realizzazione di parcheggi permeabili e assicurando uno spazio adatto per le tipologie di vegetazione piantumata. La stabilità e la salute delle piante è infatti direttamente correlata allo stato di salute del loro apparato radicale. Troppo spesso infatti si vedono alberature di grandi dimensioni e pregio relegate in spazi troppo esigui per assicurare la loro salute.

La gestione del verde pubblico, deve riguardare anche la gestione dell’acqua necessaria al suo mantenimento, in particolare nei primi anni di piantumazione, i più critici. Riutilizzare acqua piovana depurata in vasche di fitodepurazione e accumulata in appositi depositi sotterranei è un’azione che influisce notevolmente sul bilancio di richiesta idrica delle aree verdi. Tramite la fitodepurazione è possibile riutilizzare la pioggia caduta su aree impermeabili quali strade e tetti. Recuperare aree abbandonate e incolte anche attraverso la libera iniziativa di cittadini che volontariamente potranno abbellire questi spazi.

Piantare un albero nei parchi cittadini in occasione della nascita di ogni bambina o bambina.

Attraverso la revisione della pianificazione urbanistica, proporre la realizzazione di corridoi verdi che attraversano la città in modo che, in concomitanza alla realizzazione di percorsi ciclo-pedonali immersi nel verde, possano costituire un percorso preferenziale e di grande valore per l’immagine di Faenza. Inoltre la realizzazione di ampie cinture verdi con funzione di parchi ecologici di coronamento urbano nell’immediato ambito periferico del centro cittadino con grandi masse vegetali, permetterebbe di avere a disposizione un polmone naturale in grado di migliorare la qualità di aria e clima. Di esempio è il caso del fiume Lamone. Si tratta di un ambito verde di grande pregio ancora poco sfruttato e valorizzato. La costituzione di un parco fluviale lungo il suo percorso, (esperienza già percorsa e realizzata da diverse altre città che si sta cercando di concretizzare in parte anche sul nostro territorio grazie soprattutto all’impegno di cittadini volontari), di superficie estesa e allungata, permetterebbe una gestione differenziata di diversi ambiti (ricreativi, culturali ed ecologici) dando alla città una struttura di grande valore naturalistico, ecologico e sociale. L’amministrazione si impegnerà per attuare e portare a termine nel migliore dei modi questo progetto.

Vietare fin da subito l’impiego di qualsiasi prodotto fitosanitario e biocida, nelle aree non agricole del Comune (parchi, cigli stradali e ferroviari, fossi, viali, verde pubblico e privato, orti pubblici ecc…), utilizzando misure di controllo biologico. I pesticidi causano gravi danni agli ecosistemi, accrescono il rischio di malattie neurodegenerative e del cancro, interferiscono con il sistema ormonale, con effetti ancora più importanti sui feti e sui bambini. Il costo umano, ambientale ed economico di un uso intensivo dei pesticidi è inaccettabile (Vedi Programma Agricoltura).

3.3 Rifiuti: una rivoluzione culturale

Premessa

Ambiente e rifiuti sono tematiche strettamente correlate fra di loro. Il problema dei rifiuti non si risolve costruendo obsoleti inceneritori e discariche sempre più grandi, ma attraverso interventi tesi a ridurre la produzione degli stessi. Il nostro piano alternativo di corretta gestione dei rifiuti è già stato sperimentato in tante altre realtà grandi e piccole italiane, con ottimi risultati. Come in natura tutto si ricicla e nulla si distrugge, così anche nella nostra soluzione per i rifiuti, bisogna riuscire a diminuirne la produzione adottando pratiche virtuose di recupero e riciclo e poi vietare la produzione di tutti quei materiali che non sono riciclabili o compostabili. Così si ridurrà drasticamente l’utilizzo di inceneritori e discariche, portando alla chiusura di gran parte di quelli esistenti e alla non costruzione di nuovi ecomostri. Il nostro obiettivo finale infatti è arrivare ad una società che sia in grado di riusare o riciclare tutto quello che produce, una vera e propria rivoluzione culturale. I rifiuti non devono essere visti come un problema ma come una risorsa per la comunità, senza peggiorare lo stato di salute del nostro ambiente. Molta parte dell’inquinamento ambientale è causata dallo smaltimento dei rifiuti, considerato che in Italia ancora si adottano principalmente due modalità di gestione altamente inquinanti: discariche e inceneritori (chiamati, con una truffa semantica, termovalorizzatori). Il nostro progetto è composto da diverse azioni virtuose che porteranno in tempi brevi all’obiettivo che ci siamo preposti: Rifiuti Zero.

Azioni

Faenza deve diventare un comune virtuoso a Rifiuti Zero, attraverso una visione complessiva che individui il percorso migliore per la loro Riduzione, per il loro Riuso e per il loro Riciclo: il ciclo delle tre R. Va introdotta da subito la raccolta differenziata spinta porta a porta su tutto il territorio comunale, in quanto unico modo per controllare e potenziare la raccolta differenziata, per ottenere un vero riciclaggio di qualità dei materiali e per limitare l’utilizzo di discariche ed inceneritori a CDR (presente anche a Faenza), le cui emissioni sono dannosissime per la salute dei cittadini. Sarà sviluppato uno studio della situazione attuale e un successivo piano con il gestore che dimostrerà, dati alla mano, che il maggiore costo del materiale, della raccolta, del trasporto e del personale impiegato nella raccolta sarà coperto nel medio/lungo termine sia dai proventi derivanti dalla vendita di materie prime recuperate, sia dai minori costi di smaltimento dei rifiuti, sia dall’aumento dei corrispettivi CONAI. Quindi, come dimostrato dall’esperienza di diversi comuni virtuosi italiani (vedi il Comune di Parma con 190.000 abitanti), con l’attuazione del porta a porta avverrà un evoluzione della raccolta differenziata, una riduzione del rifiuto residuo, meno rifiuti a smaltimento con conseguente calo delle emissioni inquinanti e maggiore valorizzazione delle frazioni riciclate. Il tutto con effetti economici complessivi sulla collettività praticamente nulli. L’obiettivo sarà quello di eliminare i cassonetti stradali e portare in alcuni mesi la percentuale di raccolta differenziata al 70 – 80% (e successivamente anche oltre), come già accade nella frazioni faentine di Reda, Granarolo, Borgo Tuliero, Errano e S.Lucia, la cui sperimentazione in corso d’opera sta dimostrando eccellenti risultati (attualmente ben oltre il 75%). Come molti hanno già dimostrato, se esiste una reale, decisa e coraggiosa volontà politica in questo senso, l’amministrazione e il Sindaco hanno la possibilità di dettare la linea e, nel caso, alzare la voce e imporre il proprio indirizzo al gestore del servizio che spesso, per motivi di interesse, si è dimostrato reticente a questo tipo di raccolta. L’introduzione della Tariffa Puntuale (si paga per il rifiuto indifferenziato che viene prodotto dalla singola famiglia) sarà poi lo strumento premiante per quei cittadini e per quelle imprese che si impegnano in un’accurata differenziazione e auto-riduzione dei rifiuti (meno rifiuti produci meno paghi). La raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale sarà avviata o perfezionata nelle scuole e nelle attività commerciali (negozi, ristoranti, centri commerciali, industrie, palestre, teatri, cinema), con un approccio dedicato in funzione del tipo di attività (studiando prima la tipologia dei rifiuti prodotti e poi adeguando il servizio secondo le necessità). Verrà avviata una massiccia e capillare campagna informativa con un approccio personalizzato con helpdesk e sportelli informativi dedicati alle varie tipologie di utenti serviti dal gestore di servizi ambientali (cittadini, attività commerciali, aziende, amministratori di condominio, pubblica amministrazione).

Promuovere, tramite tutti i mezzi a disposizione dell’amministrazione, una dettagliata formazione dei cittadini (anche nelle scuole), sensibilizzandoli ed educandoli ai benefici etici, culturali, ambientali e sanitari della raccolta differenziata, alla riduzione degli imballaggi a favore dei contenitori multiuso, al valore derivato dalla minore produzione di rifiuti (non sporcare è meglio che pulire), alla bellezza del riuso, della riparazione e dell’autoproduzione, alla lotta agli sprechi e alla sobrietà.

Esistono, da tempo, imprese che comprano i rifiuti solidi urbani per riciclarli Ne sono presenti anche nella nostra Regione. Queste usano le varie frazioni della raccolta differenziata (alluminio, plastica, carta e cartone, frazione organica, vetro) come materia prima per le loro attività. Inoltre, in queste aziende, la quota residuale di materiali attualmente non riciclabili può essere trattata a freddo senza incenerimento e tramite impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) con vocazione esclusiva al recupero di materia per riutilizzo industriale. L’amministrazione ne promuoverà e agevolerà la nascita e lo sviluppo. Il mercato derivato dal recupero e dalla trasformazione dei materiali differenziati diventerà un’ottima occasione per gli imprenditori locali per creare nuove aziende di riciclo e di conseguenza nuovi posti di lavoro. La gestione sostenibile dei rifiuti ha un enorme margine di crescita che potrebbe anche affrancare l’Italia dalle importazioni di materie prime e creare molti nuovi posti di lavoro. Come emerso da una sessione tematica di approfondimento degli Stati Generali della Green Economy, che si sono tenuti a Rimini in occasione di Ecomondo nel Novembre 2014; con una raccolta differenziata al 70% se ne potrebbero creare 30.000 (89.000 secondo il Conai, calcolando gli addetti aggiuntivi e indiretti della filiera del riciclo).

Valutare la costruzione di un impianto per il compostaggio, la cui presenza potrebbe essere importante per una zona come la nostra a vocazione agroalimentare. Gli sfalci e le potature del territorio invece di essere bruciate in un impianto a biomasse, come avviene anche nella nostra città, devono essere convogliate in un impianto di compostaggio appositamente realizzato, cosa che tantissimi comuni realmente virtuosi hanno già fatto. Il Comune, che impedisce giustamente ai singoli cittadini di bruciare gli sfalci e le potature, con conseguenze sanzionatorie annesse, non può poi autorizzare la combustione degli stessi materiali a gruppi societari, che spacciano tale processo di combustione come produzione di energia verde. Il M5S Faenza si batte da sempre contro il messaggio totalmente falso, più che altro una bugia interessata, che si vuole far passare: la COMBUSTIONE negli impianti a biomasse produce energia verde (vedi programma sezione Energia). Qualsiasi impianto che fa ricorso alla combustione (sia esso a biomasse o, peggio ancora, a combustibile da rifiuto CDR) immette nell’aria ceneri e fumi tossici contenenti nanoparticelle, che sono estremamente dannose per la salute umana. Ormai sono centinaia gli studi, svolti da medici, scienziati, ricercatori e oncologi in molte parti del mondo, che lo dimostrano. Un esempio per tutti è la battaglia che da anni l’ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente), sta portando avanti su questi temi. Da tempo assistiamo ad una incontrollata proliferazione di impianti a biomasse in tutto il paese e anche nel nostro territorio. Questo quadro drammatico è il prodotto del sistema di incentivazione della combustione delle biomasse che include l’ incenerimento dei rifiuti. In base agli incentivi rappresentati dai CERTIFICATI VERDI (forme di incentivazione devolute a chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili, che però vengono elargite anche agli impianti a biomasse e, in parte, agli inceneritori a CDR) si è innescato un processo speculativo, che sta spingendo a dismisura questi impianti a discapito dello sviluppo delle vere fonti di energia rinnovabile, distorcendone il mercato. Questa spinta forsennata alla speculazione verde, vede in prima fila i grandi gruppi industriali, che si sono gettati all’interno di questo “mercato assistito” come mosche sul miele. Dove, nella metafora, il miele è rappresentato dalle bollette elettriche pagate da noi cittadini e, specificamente, attraverso la voce A3.

Il M5S Faenza condanna e condannerà l’operato delle aziende del territorio che si macchieranno di attività di Land Grabbing (cioè di sottrazioni di terreni agli abitanti locali per interessi privati) nei paesi stranieri, in particolar modo in quelli molto poveri del sud del mondo. Come per esempio avvenuto in Senegal per mano dell’azienda faentina Tampieri (come sostenuto anche dalla prestigiosa ONG ActionAid, con una apposita raccolta firme). Il profitto e gli interessi dei privati non possono prevalere su quelli dei cittadini e delle popolazioni.

Valutare la revisione complessiva delle convenzioni con i soggetti operanti nei settori di competenza, senza escludere un eventuale mancato rinnovo delle stesse o nuove stipulazioni con soggetti diversi ed eticamente orientati. La Multiutility Hera Spa, l’attuale gestore del servizio gestione rifiuti urbani, è secondo noi sicuramente inadatta a svolgere questo importante compito, visto che ha ampiamente dimostrato che, come avviene spesso per le società quotate in borsa, l’interesse dei cittadini è subordinato a quello degli azionisti. Soffre inoltre di un enorme conflitto di interesse essendo la stessa società che gestisce la raccolta differenziata a sua volta proprietaria di molti impianti di incenerimento a CDR, che sopravvivono solo grazie ad una differenziazione fatta male e in maniera grossolana. Recentemente il Consiglio locale di Atersir Forlì-Cesena, partecipato dalla Provincia e dai trenta Comuni del forlivese e del cesenate, ha approvato con un’ampia maggioranza l’avvio del procedimento per costituire la società in house per la gestione della raccolta dei rifiuti, attualmente nelle mani di Hera. Questa vicenda dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che se c’è coraggio e volontà politica un’amministrazione virtuosa può muoversi concretamente e uscire dalla sudditanza nei confronti di Multiutility e Spa, andando nella direzione del miglioramento del servizio e dell’interesse dei cittadini e dell’ambiente. Faremo tutto il possibile perchè il Comune di Faenza si faccia promotore di questa iniziativa nel nostro territorio.

Rendere obbligatoria la raccolta differenziata in tutti gli eventi all’aperto.

Introdurre l’obbligo di raccolta differenziata negli ospedali.

Introdurre l’obbligo di separazione dei rifiuti nei mercati comunali, rionali e nelle feste di quartiere oltre che in tutti gli uffici pubblici.

Nelle mense scolastiche introdurre l’obbligo di utilizzo di stoviglie lavabili e riutilizzabili, di acqua del rubinetto in brocca (vietando l’uso bottiglie di plastica) e di cibo sano, a km zero e biologico (anche in parte vegetariano e vegano). Informando i genitori sui vantaggi di queste operazioni.

Ottimizzare l’isola ecologia e renderla più efficiente, tramite l’aiuto e il coinvolgimento dei cittadini.

Inoltre sono necessarie, al fine di ridurre la quantità totale di rifiuti prodotta, azioni quali:

  • realizzare accordi con la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) per la riduzione dei rifiuti facendo pressioni per dare la preferenza a prodotti con minor packaging;
  • lasciare in carico ai punti vendita gli imballaggi, dei quali per legge sono già responsabili, in modo da stimolarne la riduzione da parte delle aziende produttrici;
  • controllare la filiera GDO per il recupero dei materiali (che non vengano conferiti a inceneritori ma realmente recuperati);
  • sensibilizzare, con incentivazione economica, i supermercati ad attuare il vuoto a rendere;
  • incentivare il passaggio dalla commercializzazione dei beni durevoli alla commercializzazione dei servizi che questi offrono (non si compra la fotocopiatrice o l’auto, ma si paga il servizio di fotocopiatura o il leasing, ecc..). Se il bene resta di proprietà del produttore, a lui spetta lo smaltimento, pertanto diventa suo interesse che aumenti la durata degli oggetti e che la progettazione venga effettuata in funzione della riparabilità e del recupero dei materiali di cui sono composti quando vengono dismessi;
  • avviare una maggiore informazione dei cittadini sull’obbligo da parte dei negozianti di ritirare l’usato ogni volta che si acquista un elettrodomestico. Controllare filiera del recupero;
  • creare centri per il riuso e il recupero dei materiali usati;
  • attuare il “Last minute market” o iniziative simili, cioè il recupero sul territorio dei beni invenduti (o non commercializzabili) a favore di enti caritativi. Non solo prodotti alimentari, eccedenze di attività commerciali e produttive, prodotti ortofrutticoli non raccolti e rimasti in campo, pasti pronti recuperati dalla ristorazione collettiva di scuole o aziende, ma anche farmaci da banco e parafarmaci prossimi a scadenza e libri o beni editoriali destinati al macero. Combattere la piaga dello spreco ad ogni livello trasformandolo in risorse. Introdurre banchi per i prodotti “Last minute” anche nella GDO;
  • erogare contributi comunali e certificare gratuitamente con un apposito marchio (progetto “Ecofeste”) le feste, sagre e manifestazioni varie che attueranno la raccolta differenziata di plastica, vetro, carta e lattine, che separeranno gli oli di frittura e che adotteranno accorgimenti per ridurre i rifiuti (vuoti a rendere, involucri biodegradabili, stoviglie lavabili dietro pagamento cauzione per la restituzione, noleggio lavastoviglie, ecc..);
  • nell’ambito della ristorazione collettiva la produzione dei rifiuti solidi rappresentati dalla confezioni tradizionali delle bevande (acqua, bibite, ecc..) e i costi ambientali causati dal loro trasporto, rappresentano una parte rilevante dell’impatto ambientale complessivo. Il problema è superabile tramite la distribuzione alla spina di acqua dell’acquedotto microfiltrata (naturale o gasata) e di tutte le bevande analcoliche ottenibili dalla miscelazione in loco di “concentrati” e acqua microfiltrata. L’amministrazione promuoverà queste pratiche;
  • un buon metodo per ridurre i rifiuti è rappresentato dai distributori automatici “alla spina” di latte, di detersivo, di cereali o di altri prodotti dalle caratteristiche idonee, che possono essere posizionati all’interno di supermercati o di negozi. Prodotti della filiera locale per ridurre l’impatto dei trasporti e supportare l’economia locale. L’amministrazione supporterà e incentiverà questo tipo di attività;
  • introdurre l’obbligo di “Acquisti Verdi” o Gpp (Green Public Procurement), cioè di prodotti riciclabili o provenienti da materiale riciclato, nelle politiche di acquisto di beni e servizi da parte dell’Ente pubblico, caratterizzati da una minore pericolosità per la salute umana e per l’ambiente;
  • incentivare l’uso dei pannolini lavabili e/o riciclabili negli asili nido e studiare forme di incentivo per i residenti che scelgono di acquistare pannolini lavabili/riciclabili al posto dei tradizionali usa e getta; introdurre la raccolta differenziata dei pannolini;
  • valutare eventuali contributi ed incentivi per la sostituzione delle caldaie tradizionali con caldaie ad alta efficienza e per l’acquisto di elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, ecc..) di classe A++.

Proponiamo infine anche queste altre azioni volte alla informazione/formazione del cittadino sui temi ambientali:

  • abbracciare e riconoscersi nei valori della “Decrescita Felice”. Non solo nella teoria ma anche nella pratica. L’amministrazione comunale dovrà promuoverla e portarla negli enti locali, sperimentandola ogni giorno nelle tante progettualità che mirano, tra l’altro, al risparmio energetico, alla consociazione degli acquisti ed a una gestione sensata del territorio. Promuovere la sobrietà e l’autoproduzione attraverso seminari e incontri con la cittadinanza;
  • sposare progetti che consistano nella sperimentazione di strumenti per promuovere forme di scambio, riutilizzo, condivisione, riparazione degli oggetti di uso quotidiano, al fine di allungarne il più possibile il ciclo di vita e destinarli al ruolo di rifiuto il più tardi possibile; saranno promosse e supportate iniziative come i mercatini dello scambio e del baratto;
  • organizzare le “Serate di Ecologia Domestica”, una serie di incontri rivolti alla cittadinanza per incentivare nuovi stili di vita e consumi più consapevoli. Aperte a tutta la popolazione, dagli scolari agli anziani, avranno come obiettivo la sensibilizzazione della cittadinanza rispetto alle tematiche della sostenibilità ambientale ed in particolare riguardo alle semplici azioni virtuose che ciascuno può compiere quotidianamente. Anche i comportamenti di tutti i giorni hanno riscontri oggettivi nella qualità dell’ambiente;
  • valutare l’attuazione del progetto “CambieReSti?” (Consumi, Ambiente, Risparmio energetico, Stili di vita), o altri simili, già adottatto da altri comuni italiani. L’amministrazione (tramite formatori scelti) e i nuclei familiari del territorio si incontreranno e discuteranno sulle soluzioni possibili per consumare meno e meglio, adottando nuovi stili di vita che consentano il risparmio di risorse e di energia, la riduzione dei rifiuti e degli inquinamenti, assicurando anche un risparmio economico ed un miglioramento della qualità della vita.
3.4 Acqua

Premessa

Il programma sull’Acqua Pubblica è stato scritto per il Movimento 5 stelle da 27 milioni di italiani che il 12 e il 13 giugno 2011 hanno sancito il primato del concetto di bene comune sulle logiche del mercato. Si faranno quindi tutti i passi necessari perché l’Acqua torni ad essere gestita dall’amministrazione pubblica e per tale percorso sarà preziosa la collaborazione con il Comitato nazionale e comunale dell’Acqua Pubblica a cui abbiamo aderito sin dai primi passi e con cui abbiamo sempre collaborato attivamente, nell’arduo compito di custodire la volontà popolare così fortemente espressa. L’impegno in tal senso ha un’importanza che va ben oltre la pubblicizzazione del servizio idrico, ma è il primo passo, concreto e simbolico, verso la tutela dei beni comuni attualmente oggetto di mercimonio quale che sia la giunta al Governo. La nostra idea dell’Acqua, è quella di un bene prezioso ed irrinunciabie, da valorizzare, proteggere, conservare, tutelare. Acqua nostra: buona, di qualità, pulita, economica, bene comune e pubblico.

Azioni

Il rispetto del volere popolare Forti dell’aver promosso ed ottenuto nella passata consiliatura l’inserimento nello Statuto comunale del Diritto all’Acqua come patrimonio pubblico e aver definito il Servizio Idrico Integrato come privo di rilevanza economica, ribadiamo questo concetto essenziale: Acqua come risorsa di importanza primaria non oggetto di interesse economico di privati e non fonte di profitto. Sarà una priorità della nostra amministrazione far rispettare il volere popolare anche per quanto concerne il secondo quesito referendario. Tale quesito ha abrogato la prevista “remunerazione del capitale investito” rendendo possibile il relativo abbattimento del costo del servizio idrico integrato gestito dal Gruppo Hera, fino a quando non si sia ottenuto di ri-municipalizzare il servizio. Faremo applicare al gestore del servizio idrico le indicazioni del Decreto del Presidente della Repubblica conseguente alla vittoria referendaria che sancisce l’abrogazione della norma che consentiva ai gestori di caricare sulle nostre bollette anche la componente della “remunerazione del capitale investito”. Faremo rispettare la volontà popolare eliminando il profitto dalle bollette. Il nostro obiettivo è di portare avanti il progetto del diritto all’Acqua attuando nel concreto quanto affermato finora solo sulla carta: stabilire una quantità pro-capite che il comune erogherà gratuitamente (almeno 15 metri cubi a persona annualmente), garantendo nella pratica ciò a cui nessun essere vivente può rinunciare.

Acqua, fonte di Salute La qualità della nostra Acqua potabile è una priorità. Garantire ai cittadini l’approvigionamento di un’Acqua buona e salubre è per noi la base. Bere Acqua del rubinetto di qualità, risparmiare soldi, diminuire il consumo di acque in bottiglia provenienti da lontano valorizzando le nostri fonti territoriali, ridurre l’inquinamento dovuto ai trasporti di questi prodotti ed eliminare i rifiuti che derivano dal loro consumo. Piccoli gesti che possono determinare miglioramenti della qualità della vita sotto svariati aspetti. Al fine di garantire ciò, intediamo primariamente eseguire una indagine approfondita sullo stato della rete idrica, individuando le zone della città che sono servite da tubature in cemento amianto (CA), putroppo presenti in grande quantità, e valutare le migliori possibilità esistenti per procedere ad una bonifica anche parziale e diluita nel tempo (anche attraverso la sinergia tra i vari attori durante un qualsiasi intervento di emergenza, manutenzione, ripristino, ecc…). Il rischio di inquinamento del cancerogeno amianto, proveniente dalle tubazioni per la distribuzione dell’acqua potabile in Italia, viene fortemente e colpevolmente sottovalutato, l’entità del problema dovrebbe corrispondere a circa 100 mila chilometri di tubazioni, secondo una stima del 2013 dell’Arpa Lazio. Anche la situazione in regione Emilia Romagna è molto preoccupante. Il monitoraggio fatto nelle acque potabili di Ravenna nel 1995 ha misurato fino a 2,5 milioni di fibre per litro d’acqua. C’è necessità di una bonifica radicale urgente in tutto il paese. Verrà fatta pressione in questo senso sul Governo e sul Ministero della Salute. Effettueremo controlli periodici dell’Acqua eseguiti sia alla fonte che nel luogo di erogazione, per verificare che non ci siano contaminazioni in nessun punto del tragitto, con risultati sempre accessibili ai cittadini e trasparenza totale su provenienza del bene e sullo stato delle nostre fonti. Sarà attuata una rilevazione semestrale dell’inquinamento dei corsi d’acqua nel territorio comunale, con eventuale denuncia alle autorità competenti. In relazione alla rilevazione nel 2012 dei tecnici di Arpa e Ausl di sostanze tossiche, irritanti e cancerogene nelle falde acquifere sotterranee della zona ovest della città (dovute probabilmente all’immissione clandestina, direttamente nel sottosuolo, dei solventi per la pulizia da attività industriale di qualche azienda chimica o tessile), viste le non rassicuranti risposte ricevute e la non attuazione del progetto di bonifica annunciato, si rivaluterà adeguatamente la situazione attuale, si informerà la cittadinanza e si agirà di conseguenza. Promozione uso di Acqua potabile comunale, attraverso l’installazione, la riqualificazione e il ripristino delle fontane pubbliche, presenti in gran numero in diversi punti della città, ma spesso in situazioni di abbandono e incuria.

Acqua, un diritto ben servito Crediamo fermamente sia possibile creare un servizio pubblico capace di erogare in maniera efficiente questo bene, evitando gli sprechi e migliorando ogni aspetto dell’approvvigionamento e della distribuzione. Verifica e controllo dell’efficienza dell’intera rete idrica, ricerca delle eventuali perdite e risanamento dell’intero sistema. Ristrutturazione della rete idrica per ridurne le perdite con gare d’appalto a ditte che lavorano sul modello delle ESCO (vedi programma Energia). La gestione del servizio idrico deve essere realizzata senza finalità lucrative, deve perseguire finalità di carattere sociale ed ambientale. Gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture costituiscono il capitale necessario ed indispensabile per lo svolgimento di un pubblico servizio e sono proprietà degli enti locali, i quali non possono cederli. Essi, pertanto, sono inalienabili e gravati dal vincolo perpetuo di destinazione ad uso pubblico. Verrà valutata la revisione complessiva delle convenzioni con i soggetti operanti nei settori di competenza, senza escludere un eventuale mancato rinnovo delle stesse o nuove stipulazioni con soggetti diversi ed eticamente orientati.

Una sola Acqua, tanti progetti Prendere esempio da paesi e comuni virtuosi con un solo fine: eliminare gli sprechi di Acqua. Attingere da altre esperienze per arricchire la nostra. Alcuni esempi: obbligo nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni del doppio circuito, uno per l’Acqua potabile per gli usi alimentari e uno per l’Acqua non potabile per gli altri usi domestici; incentivo all’uso di Acqua piovana per gli scarichi dei servizi igienici, per la quale andranno previste obbligatoriamente vasche di accumulo; riutilizzo dell’Acqua di cucina per innaffiare, o altro; incentivazione, ove possibile, degli impianti di fitodepurazione per la depurazione naturale delle acque reflue; obbligo di adozione dei depuratori (in assenza di rete fognaria) nelle abitazioni civili e nelle aziende con possibile contributo economico comunale; promozione di detersivi, prodotti per la casa, per l’igiene e la cura personale, ecc.. ecologici e a basso livello di inquinamento; organizzazione di incontri nelle scuole per sensibilizzare gli studenti al risparmio idrico.

Cultura dell’acqua Acqua come bene prezioso, ma esauribile e da preservare, come ricchezza da non sprecare, Acqua come fonte di vita da rispettare. Vera e propria cultura dell’Aqua indirizzata ai suoi primi consumatori, gli esseri umani e finalizzata alla sua valorizzazione in ogni aspetto della vita quotidiana. Campagne di sensibilizzazione dei cittadini (creazione e divulgazione di materiale atto a sensibilizzare la cittadinanza su un uso consapevole dell’Acqua), progetti idonei, politica di risparmio capillare, che mira ad ottenere come risultato naturale l’adozione del risparmio idrico come abitudine, il non spreco come forma di buon senso, la riduzione dell’inquinamento come forma di rispetto.

3.6 Tutela e diritti degli animali

Premessa

Il Movimento 5 Stelle di Faenza esprime da sempre, ed in modo chiaro, una forte sensibilità verso i diritti degli animali, mobilitandosi, insieme alle associazioni animaliste, ogni volta se ne presenti l’occasione, per difendere chi non ha voce! Crediamo fermamente che il grado di civiltà di un popolo si evidenzi dal modo in cui gli animali vengono trattati, per questo non poteva mancare, nel nostro programma, un impegno concreto nel tutelare ogni specie vivente da qualsiasi tipo di violenza, maltrattamento, sfruttamento ed abuso su tutto il territorio comunale. Siamo contrari agli allevamenti intensivi, agli interminabili viaggi di trasporto che costringono gli animali in spazi angusti, all’importazione di cuccioli dai paesi dell’Est, ai combattimenti animali, alla vivisezione, alla caccia e a tutte le tradizioni che comportino sofferenza per gli animali, comprese le macellazioni rituali. In attesa di leggi più etiche, pretendiamo che vengano rispettati almeno quei provvedimenti che prevedono controlli sull’osservanza delle norme in materia di benessere degli animali.

Azioni

Noi non siamo contro il circo. Siamo a favore di un Circo umano, creativo, fatto di acrobati e artisti, ma siamo contrari ad un circo barbaro, che chiama “divertimento” lo sfruttamento di creature la cui vita è ridotta a mera sofferenza e prigionia, solo per trarne profitto. Oggi, grazie alla conversione del decreto-legge n. 91 dell’8 agosto 2013, sulla tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Circo contemporaneo e il Circo senza animali possono finalmente usufruire dei contributi ministeriali assegnati dal Fondo Unico dello Spettacolo, mentre i contributi destinati agli spettacoli con animali dovranno essere azzerati entro cinque anni e impiegati per la riconversione delle attività. Concordiamo con la LAV e le altre associazioni animaliste che questa è una bocciatura morale e sostanziale dell’uso degli animali nei circhi, della loro prigionia e delle loro costrizioni ed un primo importante passo legislativo in favore del divertimento e della cultura senza sofferenze. L’amministrazione prenderà una posizione netta contro i circhi con animali e farà tutto il possibile per evitarne l’attendamento nel Comune di Faenza. Il regolamento attuale prevede un minimo di un attendamento annuale di uno spettacolo circense, sarà in quel caso invitato dall’Amministrazione, anche come valore aggiunto, uno dei tanti circhi che non utilizzano e sfruttano animali nei loro spettacoli.

Alcuni Comuni, compreso il nostro, hanno emesso ordinanze per vietare l’utilizzo di petardi e fuochi pirotecnici con sanzioni che arrivano fino a 500 euro, ma purtroppo sappiamo che non risolvono il problema, per carenza di senso civico e mancanza di rispetto della legalità. Siamo consapevoli della difficoltà che le istituzioni hanno nel controllare e fare rispettare questo divieto su tutto il territorio comunale, riteniamo tuttavia indispensabile continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica, soprattutto i bambini, sulla loro pericolosità e sui danni che questi botti causano agli animali che fuggono terrorizzati dai loro giardini e recinti, finendo spesso vittime del traffico o di ostacoli non visibili al buio. Tutto questo per scappare da un rumore per loro insopportabile, dovuto alla loro soglia uditiva molto più sviluppata e sensibile di quella umana.

Sul tema delle deiezioni canine la Cassazione ha dettato le regole di comportamento che i proprietari devono tenere quando portano a spasso il cane ed ha stilato una sorta di vademecum: il proprietario deve mettere in atto una attenta vigilanza sui comportamenti del suo cane; deve limitarne la libertà di movimento in modo che non sia totale e deve intervenire con atteggiamenti tali da farlo desistere dall’azione; nell’impossibilità di vietare al cane di espletare i propri bisogni prima del raggiungimento dei luoghi deputati, che non sempre le autorità locali sono in grado di predisporre, è bene portarsi dietro una bottiglietta d’acqua per ripulire. Le deiezioni sono un problema da gestire con educazione e senso civico, ma anche una esigenza del cane che non sempre si può inibire, perché il confine tra controllo e maltrattamento è breve. Il Comune avvierà sul tema una campagna di sensibilizzazione rivolta ai cittadini, anche attraverso gli enti e le associazioni animaliste già presenti sul territorio.

Per quanto riguarda il soccorso ad animali domestici coinvolti in incidenti stradali crediamo sia necessario: dotare le pattuglie della Polizia Municipale del lettore microchip (dal costo molto basso) con possibilità di accedere in caso di emergenza all’anagrafe canina in tempo reale sulle 24 ore, in modo da poter avvisare istantaneamente il proprietario; attenersi al decreto ministeriale sulle linee guida delle ambulanze veterinarie in quanto ci risulta che chi interviene ora non utilizza ambulanze veterinarie ma semplici furgoni; verificare/valutare le possibilità e le disponibilità per ripristinare la reperibilità di un veterinario nell’Unione dei Comuni per le ore notturne, festivi e prefestivi e concordare l’attivazione di quelli in servizio all’Ausl nei giorni feriali.

3.5 Energia

Premessa

Rispettare gli impegni presi con altri paesi riguardo l’efficientamento per gli utilizzi dell’energia è prioritario, in quanto più del 50% dei consumi di energia sono costituiti da sprechi e uso inefficiente. La politica energetica nel nostro paese viene impostata maggiormente sulla ricerca e stoccaggio degli attuali combustibili da fonti fossili e ricerca illusoria di fonti rinnovabili illimitate e pulite che siano in grado di sostituirli, trascurando o considerando in minima parte invece l’efficienza e il risparmio energetico. La politica energetica invece prioritariamente va indirizzata verso la riduzione dei consumi energetici e la diffusione di tutte le tecnologie che consentono di ridurre gli sprechi e aumentare l’efficienza, questo come pre-requisito in attesa del pieno sviluppo delle attuali fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico ecc..), in quanto queste ultime, se non si riducono gli sprechi, ad oggi non sono in grado di coprire il fabbisogno fornito dalle fonti fossili, pertanto attualmente la migliore energia è quella risparmiata, non quella prodotta. A fronte di questo, ogni realtà locale, (comuni, regioni, ecc..) con scelte migliori, coraggiose, indipendenti e più restrittive delle legislazioni nazionali ed europee, deve agire in maniera virtuosa ed essere di esempio legiferando sul proprio territorio.

Azioni

L’Amministrazione comunale di Faenza deve obbligatoriamente impegnarsi in tal senso, pertanto la nostra proposta consiste nel modificare ed integrare gli attuali regolamenti con queste azioni:

avviare una incentivazione finanziaria e fiscale delle ristrutturazioni edili e impiantistiche degli edifici, finalizzate a ridurre gli sprechi e le inefficienze energetiche, inserendo le stesse come clausole vincolanti negli atti notarili di compravendita e nei contratti d’affitto.

Avviare una incentivazione finanziaria e fiscale per la realizzazione di impianti a pannelli per solare termico, fotovoltaico e micro cogenerazione, inseriti negli edifici di cui sia prevista contestualmente la ristrutturazione degli stessi.

Avviare una incentivazione finanziaria e fiscale proporzionale alla classe di efficienza energetica raggiunta negli edifici ristrutturati e di nuova costruzione (maggiore sarà la classe certificata, più alti saranno gli incentivi).

Incentivare la costruzione di nuovi edifici con caratteristiche di “Casa Passiva” (15 kWh al metro quadrato) e applicare il vincolo di concessione delle licenze edilizie con minimo ammesso in classe energetica “A” (30 kWh al metro quadrato anno).

Attuare la ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio pubblico e privato con l’obiettivo minimo di avere edifici in classe “C” (70KWh al M quadrato anno).

Valutare l’acquisto e l’installazione in tempi rapidi di pannelli fotovoltaici o termici su tutti i tetti in uso dall’amministrazione comunale, comprese le scuole.

Incentivare i piccoli impianti domestici e impianti aziendali da fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e termica, dimensionati per una potenza massima di produzione pari all’autoconsumo, con eventuale scambio a livello locale delle eccedenze giustificate solo per l’energia elettrica.

Inserire il vincolo in tutto il territorio faentino di installare pannelli fotovoltaici e termici solamente su superfici già compromesse in termini di suolo perso, quali tetti di case e capannoni, aree adibite a parcheggio, altre superfici, con divieto assoluto di impianti a terra. Modificare eventuali vincoli urbanistici che vietino o osteggino l’installazione di pannelli fotovoltaici/solari sui tetti degli edifici del Centro storico;

istituire un organismo interno al Comune per la certificazione energetica, per il controllo e il rispetto progettuale costruttivo edile e impiantistico, per il consulto in merito ad energia e ambiente e per dare sostegno pratico a privati, enti e imprese intenzionati ad usufruirne. Rendere disponibili gli elenchi di tutte le ditte locali convenzionate con il Comune e la modulistica per richiedere concessioni e finanziamenti, nonché l’elenco delle banche del territorio che si sono dimostrate disponibili ad istituire con il Comune convenzioni e a concedere mutui agevolati direttamente ai privati per affrontare questi investimenti.

Per disincentivare il profitto sulla produzione e vendita di energia elettrica e per un uso più razionale delle fonti energetiche in generale, introdurre il divieto di ampliamento dell’esistente e costruzione sul territorio faentino di nuove centrali e impianti superiori a 3kw per la produzione di energia elettrica, alimentate da qualsiasi combustibile. Le centrali e impianti che producono una quantità di energia da combustione superiore all’autoconsumo saranno soggetti di un attento e severo controllo sulle emissioni e il loro impatto sulla salute e sull’ambiente. Sarà inoltre introdotta una tassazione aggiuntiva che colpisca l’eccedenza di produzione. Le aziende che continueranno ad utilizzare questi impianti saranno ritenute corresponsabili dell’aumento delle future malattie correlate all’immissione di inquinanti in atmosfera.

Disincentivare la costruzione di impianti a fonti rinnovabili superiori a 3kw, per evitare lo specifico impatto ambientale che ne deriverebbe e contrastare la speculazione finanziaria sulla produzione di energia.

Vietare in tutto il territorio coltivazioni volte alla produzione di biocarburanti e contrastare la possibilità di importare gli stessi da zone lontane o molto lontane (per esempio l’Indonesia), con tutti i problemi ambientali che ne derivano.

Vietare la costruzione di impianti di stoccaggio combustibile sotterranei di qualsiasi dimensione e attuare un piano di smantellamento o trasferimento degli esistenti.

Incentivare le ristrutturazioni energetiche degli edifici pubblici con società ESCO (Energy Service Company) che offrono formule contrattuali e servizi finalizzati alle riqualificazioni degli impianti per l’accrescimento dell’efficienza energetica, con costi pari a zero da parte dell’Amministrazione comunale nel breve periodo e a guadagno significativo nel lungo periodo. Stipulando contratti a lungo termine dove è previsto da parte delle ESCO l’anticipo dell’investimento. Il Comune nei primi anni continuerà comunque a pagare i canoni di contratto ESCO aventi un importo identico al periodo antecedente alla ristrutturazione, poi una volta che la ESCO avrà ammortizzato il proprio investimento, le spese del Comune diminuiranno in maniera sensibile. Inoltre il denaro risparmiato dal minore consumo di combustibile grazie alla riqualificazione potrà essere reinvestito per ammodernare altri impianti.

Incentivare i comportamenti virtuosi in termini di risparmio energetico e della riduzione delle emissioni di CO2 penalizzando e sanzionando i comportamenti dissipativi; sarà incentivata la bio-edilizia con sovvenzioni, mutui agevolati, tariffe ridotte, esenzione spese burocratiche; investire nelle nuove tecnologie a risparmio energetico anche per l’illuminazione pubblica, procedendo a sostituire le attuali lampade con lampioni a basso consumo tipo LED.

Effettuare campagne di sensibilizzazione nelle scuole mirate a ridurre il consumo di energia e a promuovere negli studenti una più alta conoscenza ed impegno nell’uso della stessa, sia nella scuola che nella vita di tutti i giorni.

Il M5S Faenza si schiera e si schiererà con tutte le forze contro l’utilizzo dell’energia nucleare, sia nel nostro territorio sia in tutto il Paese. Il volere dei cittadini italiani espresso con il Referendum del Giugno 2011 deve esere rispettato. Faenza deve essere un comune denuclearizzato. Il futuro dell’energia è nelle rinnovabili, non certo in una fonte come il nucleare che pone enormi problemi ambientali, economici, sociali e di sicurezza.



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