Mozione sulla riforma della Costituzione

Partendo dal presupposto che spetta unicamente al Parlamento, e non al Governo, qualsiasi iniziativa di revisione costituzionale, così come recita l'articolo 138 della nostra Carta Costituzionale che fissa tempi e procedure per modificarla, l’attuale Parlamento, eletto con un sistema elettorale (Porcellum) dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale (Sentenza n.1/2014), ha approvato una legge elettorale, l'Italicum, che non rispetta le indicazioni della stessa sentenza e, fatto ancor più grave, ha approvato una riforma costituzionale destinata, in combinazione con l'Italicum, a stravolgere l'assetto democratico del nostro paese.

Nel Referendum del 2006 il popolo italiano si era già espresso, bocciando analogo tentativo di riforma costituzionale presentata dal governo Berlusconi, per sostenere e confermare il modello di Stato e l'intero ordinamento democratico voluto e condiviso dai nostri Padri costituenti in rappresentanza di tutti i partiti che avevano lottato contro il fascismo.

La legge elettorale e la riforma del Senato andranno a ledere profondamente i diritti costituzionali dei cittadini in quanto il Senato della Repubblica non sarà più eletto direttamente dai cittadini (art.58 della Cost.) ma sarà ridotto ad un'assemblea di soli 100 senatori di cui 5 nominati dal Presidente della Repubblica e 95 (74 consiglieri regionali e 21 sindaci), scelti dai Consigli regionali (la classe politica più corrotta del Paese), con doppio incarico e immunità parlamentare. La legge elettorale (Italicum) ricalca, peggiorandolo, l'anticostituzionale Porcellum e disattende la sentenza della Consulta perché continua a negare il voto diretto dei cittadini ed il loro diritto ad esprimere senza vincoli le proprie preferenze (art. 1, 3, 48, 56, 58 della Cost.). Tale legge, dunque, ripristina un Parlamento di nominati dai partiti e ripropone un sistema fortemente maggioritario, senza prevedere una soglia minima e con un altissimo premio di maggioranza.

Il combinato disposto tra queste riforme, quella della legge elettorale e quella costituzionale consegnerà un potere praticamente assoluto al partito o alla lista che, con solo il 40 % dei voti, conquisterà il 55% dei seggi alla Camera dei Deputati (340 seggi) ed avrà una maggioranza tale da poter condizionare l'elezione del Presidente della Repubblica, dei giudici della Corte Costituzionale e dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, organi di garanzia e di controllo fondamentali per la vita della democrazia costituzionale. Consegnerà, nel caso assai probabile in cui nessun partito o coalizione di partiti dovesse raggiungere il 40% dei voti, nel successivo turno di 'ballottaggio', la maggioranza assoluta dei seggi ad un solo partito, indipendentemente dai voti ottenuti al primo turno (che potrebbe anche rappresentare solo un 20% degli elettori) e dal numero dei votanti. Comprimerà ulteriormente la "sovranità popolare" modificando e mortificando gli strumenti costituzionali di democrazia diretta, tendendo ad innalzare il numero di firme necessario per richiederli.

Abbiamo presentato una mozione (qui il testo integrale), assieme al consigliere Necki de L'Altra Faenza, che sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale di Lunedì 30 Maggio, in cui abbiamo chiesto all'amministrazione di esprimere un fortissimo allarme per la deriva autoritaria in atto, contro la quale si sono costituiti in tutta Italia, ed anche a Faenza, Comitati referendari per il NO al Referendum previsto dall'art.138 della Costituzione e contro l'Italicum, che stanno raccogliendo con successo le firme dei cittadini, perchè è a loro che spetta di richiedere il Referendum che non può consistere in un plebiscito richiesto dall'alto dal Governo. Di esprimere la più ferma condanna nei confronti delle modifiche costituzionali poste in essere da questo Governo. Di impegnarsi a sensibilizzare l’opinione pubblica alla salvaguardia della nostra Costituzione. Di ribadire che l'obiettivo della "stabilità del governo del paese e dell'efficienza dei processi decisionali nell'ambito parlamentare" non può "produrre un'alterazione profonda del principio di rappresentanza democratica, sul quale si fonda l'intera architettura dell'ordinamento costituzionale vigente", come ha scritto la Consulta nella sentenza n.1/2014 e, infine, di inoltrare l'atto consiliare al Presidente della Camera dei deputati, al Presidente del Senato, ai capigruppo parlamentari di Camera e Senato e all'Anci nazionale.

Sappiamo benissimo che questa mozione, nel renzianissimo Consiglio comunale manfredo, non ha alcuna possibilità di essere approvata, ma crediamo sia comunque importante portare il dibattito sull'argomento anche all'interno del consesso faentino. Per tenere alta l'attenzione sul Referendum di Ottobre, sulla raccolta firme in atto anche nella nostra città e per puntare i riflettori sulle laceranti spaccature del Partito Democratico. A Faenza, la cosiddetta "sinistra" del Pd, come si comporterà? Staremo a vedere...


Nuovo regolamento del Consiglio comunale: uno schiaffo alle opposizioni! E dopo dieci mesi, ancora non l'hanno capito.....

Il Presidente del Consiglio comunale De Tollis e il Segretario generale Fiorini, con la consulenza del Servizio Affari Istituzionali e Legale del Comune e la maggioranza non riconoscono, nel nuovo mandato, alle minoranze le possibilità di iniziativa e di azione politica che il regolamento comunale ha riconosciuto fino allo scorso maggio alle stesse. Dopo quasi un anno dalla presentazione delle richieste di intervento su detto regolamento avanzate dal M5S (che fa l'opposizione, a differenza di altri...), viene portata all’attenzione dei consiglieri della Commissione I, una proposta di delibera con risposte approssimative e senza argomentazioni di merito, che alla fine viene ritirata, per la seconda volta (la prima il 18/11/2015), con segni di evidente imbarazzo da parte del Sindaco, presente alla seduta.

Il M5S, appena iniziato l’attuale mandato, ha posto in evidenza la necessità di intervenire sul regolamento del Consiglio Comunale poiché, per effetto della riduzione del numero dei componenti da 30 a 24, le quote richieste per alcune azioni previste dal regolamento andavano a ridurre le tutele delle minoranze. Per fare un esempio, l’articolo 19 prevede, con una maggioranza dei 2/5 dei consiglieri, la possibilità di promuovere l’istituzione di Commissioni Speciali di controllo e di garanzia. Questo significava, nel precedente mandato, che occorrevano 12 consiglieri per questa iniziativa; 12 consiglieri era esattamente il numero di consiglieri di minoranza, che, quindi, di comune accordo, potevano proporre al Consiglio Comunale la costituzione di questo tipo di Commissione. Nell’attuale mandato i consiglieri di minoranza sono 9 ed i componenti del Consiglio Comunale 24; i 2/5 sono 9,6 Consiglieri! Ora, la proposta portata alla Commissione I di ieri, 19 maggio 2016, da parte di Gastone Bosio, Capo Servizio Affari Istituzionali , per affrontare questa situazione, che ricorre per diversi articoli del regolamento, è stata di arrotondare il numero di consiglieri all’unità superiore se i decimali sono uguali o superiori a 5 (e a quella inferiore se inferiore a 5). Una regola matematica, che non ha nulla a che vedere con le finalità dell’ordinamento istituzionale e che cancella la tutela delle minoranze che, nel rispetto del TUEL, il regolamento ha garantito fino al 2015.

La risposta è incompetente nelle due motivazioni presentate: è una decisione della Giunta, cosa impresentabile poiché la Giunta non ha titolo per esprimersi; il numero dei consiglieri di minoranza dipende dalle votazioni, argomento irrilevante, se anche fosse corretto, perché le minoranze rimangono tali qualunque sia il numero dei componenti.

E’ inaccettabile, perché arriva 10 mesi dopo che il M5S ha posto la questione in modo formale, verbalmente in 3 riunioni dei Capigruppo e 2 della Commissione e per iscritto entro il 29 febbraio 2016, termine fissato dal Presidente del Consiglio Comunale per raccogliere da parte di tutti i consiglieri comunali le osservazioni sul regolamento. Dieci mesi senza nessun vero approfondimento, tanto che il relatore ha dimostrato di non avere neppure letto la richiesta scritta a mani dell’amministrazione, citata nella delibera proposta e la consigliera che rappresentava il PD non era a conoscenza delle proposte da noi inoltrate.

E’ incompleta, perché non si sono fornite motivazioni e argomentazioni relativamente ad altre richieste avanzate dal M5S insieme alla precedente; quella di ratificare la prassi di registrare i lavori delle Commissioni e quella di eliminare un errore materiale presente nel regolamento consistente nella ripetizione di un comma di un articolo.

E’ quantomeno contraddittoria, perché il parere sfavorevole alla proposta di formalizzare un impegno preso dal Presidente del Consiglio Comunale con tutti i rappresentanti dei gruppi consiliari (i temi che sono presentati in Consiglio Comunale non possono “passare” in una Commissione che si tenga a meno di una settimana dal Consiglio), argomentata con un ipotetico irrigidimento delle attività istituzionali, ha sconfessato il Presidente De Tollis che ha la responsabilità dell’impegno preso.

Dopo questa ennesima dimostrazione di disorganizzazione, incompetenza, incapacità, pressapochismo e mancanza di rispetto nei confronti dell'opposizione, riteniamo che le conseguenze a tutto ciò debbano essere le dimissioni dei maggiori responsabili dell'accaduto: il Presidente De Tollis e i responsabili dell’ufficio competente.


Passi carrai, in arrivo un'altra gabella....

Con una delibera approvata nel Consiglio Comunale del 29 marzo solo dalla maggioranza, si è modificato il Regolamento comunale per le concessioni precarie di suolo pubblico.

La modifica principale prevedeva l'inserimento di una ulteriore gabella in relazione ai "diritti di segreteria dovuti a titolo di rimborso delle spese tecnico-amministrative (istruttoria e sopralluoghi) per le attività svolte dai competenti servizi comunali". Il testo del documento era molto vago, non parlava esplicitamente di passi carrai e non quantificava l'importo dell'effettivo aumento per le tasche dei cittadini (rimandando la definizione dello stesso ad una successiva delibera di Giunta).

Appena saputo da alcuni cittadini che, nel caso dei passi carrai, il loro rinnovo graverà sulle tasche dei faentini per un nuovo costo pari a 50€ in più, abbiamo chiesto agli uffici competenti ulteriori chiarimenti (e guarda caso, subito dopo, l'amministrazione ha reso nota la novità sulla stampa...), facendo notare che, se tale costo può essere giustificato per una nuova pratica o per la modifica della situazione già esistente, dove realmente c’è un sopralluogo ed un lavoro di ufficio, non lo riteniamo assolutamente giusto quando si tratta di un semplice rinnovo, ove non vi sia stata nessun tipo di modifica.
In questo caso, secondo noi, basterebbe un’autocertificazione dell’utente che si assume la responsabilità di non aver modificato nulla, evitando un ulteriore nuovo costo che va a sommarsi alla tassa che si paga già annualmente.

Per noi questa gabella è una nuova ed ingiustificata tassa per i cittadini. Facciamo notare che si tratta di circa 7.500 passi carrai esistenti totali che a rotazione andranno in scadenza, partendo dai quasi 4.000 imminenti. Un bel gruzzoletto...

L'inserimento di questo costo è una scelta politica presa dalla Giunta, a cui evidentemente non basta che a Faenza si paghino già le aliquote massime su tutte le tasse comunali.


PuliAMO Faenza

puliamo faenza

PuliAMO Faenza

Sabato 14 Maggio 2016

Prima iniziativa di pulizia urbana collettiva, organizzata dal Movimento 5 Stelle Faenza, lungo il perimetro esterno del Parco Bucci.

Ritrovo ore 15.00, in Piazzale Pancrazi, davanti all'ingresso del Parco Bucci.

Invitiamo tutti i cittadini a partecipare!!

Bastano un gilet ad alta visibilità, dei guanti, scarpe comode e tanto entusiasmo ed amore per Faenza!

Ricordiamo che in caso di maltempo l'iniziativa verrà rinviata a data da destinarsi.

Per informazioni: info@movimento5stellefaenza.it


Aggiornamento

Grazie di cuore ai tanti intervenuti a "PuliAMO Faenza", prima iniziativa di pulizia urbana collettiva!
E' stata una bellissima dimostrazione di cittadinanza attiva!
E nonostante la pulizia "preventiva" del Comune, sono stati raccolti ben sei sacchi di rifiuti differenziati, che sono stati poi conferiti negli appositi contenitori.
Replicheremo molto presto, rimanete in contatto!
Libertà è partecipazione.

Qui il nostro video dell'iniziativa e qui quello di Faenza Web Tv.

puliamo faenza 2

 


Interpellanza sul caos rifiuti

Da giorni il nostro territorio provinciale, causa continui e gravi disservizi nella raccolta, è in piena emergenza con bidoni straripanti, campane della differenziata tracimanti e centri raccolta al collasso;
il caos è scattato con il passaggio di consegne, dal 16 aprile, alla nuova ditta che si è aggiudicata l'appalto di Hera per il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti nella nostra provincia. Sub-appalto, con validità di 2 anni per un importo di 41,2 milioni di euro, vinto in gennaio dalla società consortile Ambiente 2.0 di Assago, composto da Aimeri Ambiente e Pianeta Ambiente, con un ribasso d'asta di oltre il 14%.
l'emergenza è arrivata sul tavolo della Procura. Il Procuratore capo Alessandro Mancini ha aperto infatti un fascicolo, al momento contro ignoti. L'ipotesi di reato è interruzione di pubblico servizio.

Hera, come titolare del contratto di servizio, è responsabile del grave disservizio subìto anche dalla comunità faentina, causa la mala gestione dei rapporti con il sub-appaltatore che non si è rivelato all'altezza, e ne deve rendere conto in tutte le sedi. Sub-appaltatore, Ambiente 2.0, di cui fa parte l'azienda dal torbido passato Aimeri Ambiente, anche al centro di inchieste della Procura.

I cittadini che pagano puntualmente e sempre più profumatamente la tassa sui rifiuti TARI (in aumento anche per il 2016) sono profondamente e giustamente adirati per il disservizio subito e stanno anche valutando, in alcune zone, la possibilità di organizzarsi in una azione collettiva (class action) per chiedere il risarcimento ad Hera.
Oltre agli intollerabili danni alle famiglie e alle imprese, è innegabile il danno di immagine alla nostra città, con relative ricadute anche sul turismo.
Hera, società costituita da enti pubblici per fornire un servizio pubblico, è una multiutility quotata in borsa, ancora formalmente a maggioranza pubblica, in cui i soci pubblici sono in minoranza, ma valgono, ai fini delle principali decisioni di governo della società come se fossero maggioranza, per effetto del "voto maggiorato". L'amministrazione comunale, in quanto azionista diretto e indiretto (attraverso Ravenna Holding e Conami) di Hera, non può essere scevra da responsabilità dirette, perlomeno in termini di controllo, vigilanza e scelte politiche di gestione. Il territorio vanta anche un proprio rappresentante, dal curriculum discutibile, all'interno del Consiglio di amministrazione di Hera, Danilo Manfredi, supportato allora anche dal Sindaco Malpezzi.
Il Sindaco di Ravenna Matteucci ha, perlomeno, preso ufficialmente, anche a mezzo stampa, duramente posizione contro la gestione dell'emergenza da parte di Hera, sollecitando e diffidando l'azienda, esigendo soluzioni a brevissimo termine, criticando le deboli e inacettabili giustificazioni della multiutility, precisando che non intende corrispondere compensi a servizi non erogati e che questi dovranno necessariamente essere stralciati dalla Tariffa Rifiuti.
Non ci risultano prese di posizione ufficiali altrettanto dure del Sindaco Malpezzi e dell'assessore Bandini, se non nella pagina Facebook del primo cittadino. Da giorni tutto tace in un inspiegabile silenzio.

Siamo tornati sull'argomento con una interpellanza che sarà discussa al primo Consiglio comunale utile (qui il testo integrale del documento), con cui abbiamo rivolto alcune domande all'amministrazione, convinti che la stessa debba venire a riferire in aula sulla vicenda.

Abbiamo chiesto: se hanno adottato provvedimenti formali per la messa in mora di Hera per il mancato rispetto di adempimenti contrattuali relativi al servizio di gestione rifiuti e/o in quali severi termini sono stati rappresentati i danni alla collettività e le conseguenti richieste di indennizzo;
se i contratti, sia dell'ente pubblico con Hera, che di Hera con i sub-appaltatori, prevedono già clausole di indennizzo rispetto ai mancati adempimenti contrattuali, e in quali temini e misure;
se si ritengono scevri da ogni responsabilità;
perchè non hanno preso, in maniera trasparente, una chiara, dura e ferma posizione pubblica contro l'operato dell'azienda, anche nei confronti del fumuso e surreale comunicato di giustificazione divulgato dalla stessa in cui si parla di “fisiologiche e momentanee criticità” e di “possibili ritardi o limitati disservizi durante la fase del passaggio delle consegne”;
se intende o meno corrispondere compensi a servizi non erogati e se questi saranno opportunatamente stralciati dalla Tariffa Rifiuti;
se Manfredi, rappresentante del territorio nel Consiglio d'amministrazione di Hera, ha avvallato la scelta di sub-appaltare il servizio di raccolta ad Ambiente 2.0 e se non si ritenga necessario chiederne le dimissioni;
se non si ritiene necessario chiedere le dimissioni di tutto il Cda di Hera;
se il Comune, quale azionista di Hera, si è preoccupato ed ha adeguatamente vigilato sulle conseguenze di questo avvicendamento e passaggio di consegne;
come mai non ci si è preventivamente chiesti come la società Ambiente 2.0, aggiudicataria dell'asta con un ribasso di oltre il 14%, potesse, con quei presupposti, garantire la stessa occupazione, gli stessi trattamenti per i lavoratori e la stessa qualità del servizio;
se erano a conoscenza del discutibile passato dell'azienda Aimeri, facente parte di Ambiente 2.0 e se la ritengono seria, limpida e in grado di svolgere adeguatamente il servizio;
se sono a conoscenza che risponda al vero la voce secondo cui i cumuli di rifiuti ammassati di fianco alle campane per vetro/plastica/lattine, non sempre sarebbero stati differenziati nella gestione dell'emergenza, ma gettati nell'indifferenziato;
se non intendono necessario cambiare definitivamente e coraggiosamente rotta togliendo ad Hera il monopolio dell'intero ciclo dei rifiuti e separando la fase di raccolta da quella di smaltimento. Valutando, anche per la provincia di Ravenna, la gestione in house della raccolta dei rifiuti con una propria società pubblica, prendendo esempio dall'esperienza dei comuni del comprensorio forlivese e puntando, come previsto dalla nuova legge regionale, su raccolta differenziata porta a porta e tariffa puntuale, abbracciando le politiche atte al raggiungimento dell'obiettivo Rifiuti Zero (Riduzione, Riuso, Riciclo);
se gli amministratori dei Comuni della nostra provincia hanno compreso la lezione di questo “caos rifiuti” o se intendono continuare a delegare ad Hera, come nel caso della prossima gara europea per l'affidamento dei servizi di raccolta dei rifiuti. A partire dalla durata ipotizzata dalla Regione, fino all'indicazione dei termini nei quali il servizio deve essere svolto, con le necessarie penalizzazioni nei casi di inadempienza;
se non ritengono che la preparazione del suddetto bando non debba essere lasciato semplicemente ad Atersir, ma definito con la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori coinvolti, delle associazioni ambientaliste e delle organizzazioni sindacali; chiamando anche i Consigli comunali a discutere e deliberare.

Stay tuned.