Ici/Imu e scuole paritarie
IL M5S FAENZA PRESENTA UN ORDINE DEL GIORNO PER ESAMINARE LE SITUAZIONI TRIBUTARIE PREGRESSE DEGLI ISTITUTI PARITARI SU ICI E IMU
La 5/a sezione civile della corte di Cassazione ha riconosciuto legittima la richiesta avanzata nel 2010 dal Comune di Livorno che inoltrava ad alcuni istituti scolastici paritari, notifica da parte dell'ufficio Tributi di avvisi di accertamento per omessa dichiarazione e omesso pagamento dell'Ici, per gli anni dal 2004 al 2009. A seguito delle sentenze, gli Uffici Tributari del comune di Livorno provvederanno a notificare anche gli importi dovuti per le annualità 2010 e 2011, imponibili a fine Ici e, siccome tali sentenze assumono rilievo ai fini dell'interpretazione delle disposizioni in materia di Imu, relativamente all'imposizione fiscale dall'anno 2012, anche quella annualità verosimilmente sarà presa in esame.
Con il nostro Ordine del giorno, che sarà letto e discusso nel prossimo Consiglio comunale di Lunedì 21 Settembre, invitiamo l'Amministrazione a fare altrettanto e, in caso di accertata omessa dichiarazione e/o pagamento, a intraprendere le procedure previste per il recupero dei crediti. Impegnamo inoltre il Presidente Consiglio Comunale a fare inviare dalla Segreteria Generale il presente OdG, se approvato, ai capigruppo del Consiglio Regionale e ai capigruppo dei consigli comunali della Provincia.
LA #LAICITÀCONTA, COME SBANDIERATO DAL PD IN CAMPAGNA ELETTORALE?
SARÀ LA PRIMA OCCASIONE, DA PARTE ALMENO DI ALCUNI ESPONENTI DEL PD, PER DIMOSTRARLO CON I FATTI. STAREMO A VEDERE...
CISA DI FAENZA: I PARLAMENTARI M5S EMILIA ROMAGNA DEPOSITANO UN’INTERROGAZIONE. BASTA DELOCALIZZARE!
CISA DI FAENZA: I PARLAMENTARI M5S EMILIA ROMAGNA DEPOSITANO UN’INTERROGAZIONE.
TUTELIAMO I LAVORATORI E LE IMPRESE, BASTA DELOCALIZZARE, SERVONO PROVVEDIMENTI URGENTI: COSA RISPONDE IL GOVERNO?
“Servono provvedimenti urgenti per far fronte al drammatico caso della delocalizzazione delle aziende italiane: sono troppe le imprese che, per essere concorrenziali, seguono strategie di trasferimento all’estero delle fasi del processo produttivo. Questo comporta inevitabilmente significative trasformazioni nel tessuto economico e sociale delle zone interessate” affermano i parlamentari M5S dell’ Emilia Romagna.
“Con nostro rammarico questa è la volta della CISA -Costruzioni Italiane Serrature e Affini fondata Firenze nel 1926- che si è confermata essere nel corso degli anni un marchio prestigioso e un grande esempio di manifattura italiana di qualità” continuano i parlamentari emiliano romagnoli che hanno predisposto in Parlamento un’interrogazione su questa vicenda.
Dal 2005 la CISA di Faenza è entrata a far parte del gruppo Allegion società operante nel settore delle tecnologie per la sicurezza e per il controllo degli accessi. Ora, a metà giugno 2015, i vertici della multinazionale Allegion, con sede legale a Dublino, hanno presentato il piano industriale annunciando la volontà di voler trasferire gran parte della produzione con laconseguente probabile perdita di 238 posti di lavoro negli stabilimenti faentini.
Questa preannunciata volontà di trasferire all’estero le lavorazioni meccaniche di quest’industria manifatturiera non sembra esser dettata da provate difficoltà produttive, di mercato e di bilancio ma sembra piuttosto rispondere a logiche di profitto; infatti secondo Fabrizio Sintoni, delegato Fiom, nonostante la crisi economica degli ultimi anni l’azienda non versa in particolari difficoltà economiche.
“Il M5S si schiera contro questa scelta che metterebbe a repentaglio il destino di centinaia di famiglie e che vanificherebbe decenni di impegno lavorativo e imprenditoriale che sono alla base di un marchio apprezzato nel mondo quale sinonimo di fiducia e di qualità” afferma la cittadina portavoce Maria Edera Spadoni prima firmataria dell’interrogazione depositata in Parlamento.
“Il prossimo 2 settembre è stato fissato un nuovo incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico: appoggiamo i sindacalisti e i delegati di fabbrica, che si sono detti disponibili a trattare su tutto tranne che sul livello occupazionale. Il M5S da sempre punta sul rafforzamento delle imprese italiane, fondamentale è lavorare su un piano industriale che rappresenti una crescita dell’industria di Faenza” concludono i parlamentari.
Movimento 5 Stelle Faenza
Maria Edera Spadoni, Cittadina alla Camera dei Deputati M5S
Paolo Bernini, Cittadina alla Camera dei Deputati M5S
Matteo Dall' Osso,Cittadina alla Camera dei Deputati M5S
Michele Dell' Orco, Cittadina alla Camera dei Deputati M5S
Vittorio Ferraresi, Cittadina alla Camera dei Deputati M5S
Giulia Sarti, Cittadina alla Camera dei Deputati M5S
Adesione alla Carta di Milano. Basta ipocrisia!
Uno degli altri punti all'Ordine del giorno nello scorso Consiglio comunale di Lunedì 27 Luglio era un O.d.g. del PD che proponeva la sottoscrizione da parte del Comune di Faenza della Carta di Milano (documento elaborato in occasione di Expo 2015, che ne rappresenta l'eredità culturale), in occasione della presenza del nostro Comune all'esposizione milanese nel mese di Agosto.
Il M5S si è astenuto ed ha espresso la propria posizione con il discorso sottostante, rivolto agli esponenti del PD:
Sulla Carta di Milano il M5S ha sempre tenuto una posizione chiara, fin da quando se ne è discusso in Parlamento nelle apposite commissioni che si sono svolte la scorsa primavera.
Posizione condivisa anche da una buona parte della società civile e del mondo associazionistico (vedi gli interventi, tra gli altri, di Ovadia e Zanotelli).
I contenuti e gli intenti nobili della Carta sono da noi considerati estremamente condivisibili.
Siamo consapevoli, però, che se questi non vengono seguiti da azioni e fatti reali, si trasformano in fuffa.
Resta il dato di fatto che la Carta è espressamente collegata all'Expo 2015 e ne rappresenta l'eredità culturale.
Infatti siamo qua a parlarne anche in questo Consiglio in occasione della partecipazione del nostro Comune all'esposizione milanese.
Ci piace fare la metafora che Expo è un tavolino traballante e la Carta serve per essere messa sotto una gamba del tavolino per sanare gli equilibri.
Ormai ci siamo abituati, davanti a questo governo delle slide, alla promesse e alle belle parole, a cui non seguono quasi mai i fatti.
Expo, noi lo diciamo da sempre, è la fiera di un milione di metri quadri di cementificazione selvaggia, dello sfruttamento del suolo agricolo, della costruzione di apposite bretelle e autostrade ora deserte come la Brebemi, della corruzzione e delle infiltrazioni mafiose, del lavoro sfruttato e precario, delle multinazionali del cibo spazzatura come Coca Cola, Mc Donald's, Monsanto e Nestlè, alla faccia del “nutrire il pianeta”...
Tutto quello che va contro ai contenuti della Carta, l'esatto opposto.
Non prendiamoci in giro con la bufala assoluta che la Carta di Milano è lo specchio dell'Expo, stiamo parlando di due cose completamente diverse, agli antipodi.
Il fatto stesso di associare la Carta ad Expo ne svilisce e ne mortifica i contenuti.
Expo poteva essere, con la Carta di Milano, davvero contrapposto ai trattati internazionali criminali come il TTIP e tutelare veramente la nostra agricoltura, ma un'altra occasione è stata persa.
E' un dato di fatto che il governo italiano ha preso negli ultimi mesi direzioni opposte agli intenti contenuti nella Carta, che tanto si batte per promuovere.
Come lo Sblocca Italia che, tra le tante porcate che contiene, spinge non per le rinnovabili ma per il petrolio, con trivellazioni anche in zone agricole e protette.
Basta dire e ridire quanto è importante la salvaguardia del suolo agricolo, la sovranità alimentare e il diritto al cibo, per poi nei fatti muoversi sempre e comunque nella direzione opposta.
Il diritto al cibo, all'acqua e alla giustizia sociale non posso essere solo degli slogan.
Ritenete davvero accettabile che un bambino, mentre legge un oposcuolo all'Expo che parla di diritto al cibo, regga in una mano un panino di Mc Donald's e nell'altra una bottiglietta di plastica di Coca Cola?
Noi NO.
Queste per noi sono contraddizioni inaccettabili.
La Carta di Milano scivolerà nella storia senza incidere alcunché, legittimando ancora il modello agroalimentare che ha prodotto insostenibilità, disastri ambientali e le terribili iniquità che vive il nostro mondo e che la stessa Carta denuncia, ma ignorando lo strapotere politico delle multinazionali, che stanno dentro ad Expo e che sottoscrivono la Carta.
Il nostro stasera sarà un voto di astensione, a favore dei contenuti e degli intenti della Carta, ma contrario ai fatti che vanno in tutt'altra direzione.
E contrario, soprattutto, alla vostra consueta, imperterrita e inaccettabile ipocrisia.
Qui potete vedere il video della seduta. La discussione (con l'intervento del capogruppo M5S Massimo Bosi) e la votazione del punto sulla Carta di Milano partono al minuto 01.21.44 (scorrendo la tendina sotto al video potete andare direttamente alla parte interessata)
Modifica zonizzazione acustica alla Caviro. Un voto sconfortante, una cecità assoluta
Qui potete vedere il video dell'intervento del Consigliere del M5S Palli durante il Consiglio comunale di ieri sera (ultimo punto dell'Odg, dal minuto 03.54.49 - scorrendo il menù a tendina sottostante potete andare direttamente alla parte del video desiderata).
Nel Consiglio della scorsa consiliatura del 15 Dicembre 2014 in trasferta a Reda (quello dell'approvazione del tristemente famoso Odg sulla famiglia naturale – il PD era davvero in formissima quella sera...) fu approvata la prima parte della delibera in questione.
Quella della variante urbanistica per trasformare 21 mila metri quadrati di terreni agricoli confinanti con l'azienda Caviro in lotti urbanizzati da cementificare (capannoni e piazzali per trito-vagliatura della biomassa).
Il documento fu presentato quando non si sapeva ancora niente del nuovo inceneritore Enomondo (o meglio la cittadinanza e l'opposizione non sapevano niente, l'amministrazione si).
Poi guarda caso, due giorni dopo, il 17 Dicembre, Enomondo presenta il progetto in Provincia.
Progetto di realizzazione del nuovo inceneritore a cui ieri sera in Consiglio l'amministrazione ha definitivamente aperto la strada con l'approvazione della seconda parte della delibera, che prevede la modifica della zonizzazione acustica dalla classe 3 alla 5.
Questa è la realtà.
In commissione e in Consiglio il PD ha ribadito che questa delibera non c'entra nulla con la realizzazione o meno della nuova caldaia, ma che questo capannone servirà a spostare nella zona dell'azienda la lavorazione delle biomasse per l'impianto già esistente.
Formalmente è vero, siamo d'accordo.
Ma nella realtà, questi piazzali e questi capannoni saranno utilizzati anche e soprattutto quando il nuovo progetto Enomondo andrà in porto e la quantità di biomasse da lavorare sarà di molto superiore.
Raccontare il contrario, dire che le due cose non sono collegate, significa continuare a prendere per i fondelli i cittadini.
Al primo Consiglio utile siamo ancora qui ad avvallare gli inceneritori, alla faccia del cambiamento sperato con la nuova Giunta, alla faccia dei tantissimi cittadini che hanno espresso la loro contrarietà a questa operazione, alla faccia del Comitato Cif appositamente nato che ha raccolto migliaia di firme.
Noi ribadiamo nuovamente la nostra contrarietà a questo progetto perchè secondo noi andrà ad aggravare la già critica situazione.
Verranno sostituite tre caldaie spente o poco utilizzate con una attiva, non è possibile continuare ad affermare che le immissioni diminuiranno...
D'altronde anche nell'ultima relazione sul bilancio emissivo depositata in Provincia c'è scritto chiaramente che nei prossimi 5 anni si inquinerà di più, per poi arrivare, secondo la società, ad una fantomatica emissioni zero...
Bilancio molto ottimista, che noi, in base alle tante anomalie del progetto, non condividiamo assolutamente.
Ora Caviro dispone di 4 caldaie, una attiva e tre lasciate spente come riserva fredda e attivate solo in caso di emergenza per 1000 ore all'anno di funzionamento. Queste tre vengono sostituite con una sempre in funzione per 7.800 ore all'anno (basta leggere la relazione tecnica).
Questa sarà anche migliore e di ultima generazione ma andrà a bruciare più materiale che si sommerà alle 114 tonn/annue già autorizzate nell'impianto attualmente attivo (di cui 35.00 da CDR) Alla faccia della dichiarazione assolutamente falsa ed inaccettabile dell'Amministratore delegato di Caviro Celotti, che qualche giorno fa in un allucinante articolo spottone sull'azienda sosteneva testuale che “attualmente alla Caviro non si brucia CDR”. Per quanto ci riguarda si può solo vergognare di fare questa disinformazione.
L'aumento di quantità di CDR bruciato, presente subito in grande quantità nel progetto, è stato ritirato da Enomondo, solo grazie alle polemiche dei mesi scorsi che hanno convinto l'amministrazione a fare pressioni sull'azienda.
Noi siamo contro agli impianti a biomassa, che non sono altro che veri e propri inceneritori.
Il Comune impedisce giustamente ai singoli cittadini di bruciare sfalci e potature, non può poi autorizzare la combustione degli stessi materiali a gruppi societari che spacciano tale processo di combustione come produzione di energia verde.
Qualsiasi impianto che fa ricorso alla combustione (biomasse, cdr...) immette nell'aria fumi tossici che contengono nanoparticelle estremamente dannose per la salute umana.
Ormai sono centinaia gli studi che lo dimostrano, non lo dicono solo i grillini.
Altro che i camini del sindaco...
Da tempo assistiamo ad una incontrollata proliferazione di questi impianti anche sul nostro territorio.
Tutto è dovuto esclusivamente al sistema di incentivazione rappresentato dai Certificati Verdi (dati a chi produce energia da fonti rinnovabili, ma elargiti anche a biomasse e in parte agli impianti a CDR, grazie ai nostri governanti che si sono succeduti in questi anni che hanno aggiunto nella legge la parola “e assimilati” dopo “fonti rinnovabili”...).
Si è innescato un processo speculativo, alla faccia della salute dei cittadini, che spinge a dismisura questi impianti a discapito delle vere fonti rinnovabili, distorcendone il mercato.
Questa speculazione vede in prima fila i grandi gruppi industriali, come Caviro e come le altre nostre distillerie, che costruiscono al loro interno impianti grandi o enormi che producono una grande quantità di energia, ben oltre l'autoconsumo, che viene poi rivenduta in rete.
Aziende che si sono gettate all'interno di questo “mercato assistito” come mosche sul miele, dove il miele è rappresentato dalle nostre bollette elettriche, alla voce A3.
Per noi bisogna andare verso lo stop ad adeguamenti e ampliamenti degli impianti esistenti, il divieto a costruirne dei nuovi, la lotta alla combustione verde, la tassazione della quantità di energia prodotta da combustione eccedente all'autoconsumo, il ritorno della gestione dei rifiuti “in house”, la raccolta differenziata porta a porta e la strategia Rifiuti Zero.
Tutto questo è stato ribadito ieri sera in aula dal Consigliere Palli del M5S che ha concluso il suo intervento annunciando il voto contrario del proprio gruppo ed invitando tutto il Consiglio ad avere almeno uno scatto di buon senso e dignità, aderendo all'appello del Comitato Cif e delle altre associazione ambientaliste uscito in questi giorni, sospendendo e rimandando a data da destinarsi la discussione del documento. Perlomeno dopo che tra pochi giorni la Provincia comunicherà il risultato dell'esame condotto sui documenti presentati dalla società, scegliendo tra approvazione definitiva, diniego o trasformazione della procedura di screening in una Valutazione di Impatto ambientale che consisterà in una ripubblicazione della documentazione.
Facendo poi, insieme alla società Enomondo, totale chiarezza sul progetto.
Purtroppo l'appello è caduto nel vuoto e la delibera è passata con i voti della maggioranza.
Un comportamento davvero triste e sconfortante che dimostra, ancora una volta, la cecità assoluta del Partito Democratico in tema di salvaguardia dell'ambiente e tutela della salute.
Considerazioni sul primo Consiglio comunale
Ieri sera sono partiti i lavori della nuova consiliatura faentina
I nostri consiglieri comunale eletti, Massimo Bosi, Maria Maddalena Mengozzi e Andrea Palli hanno per la prima volta occupato i loro seggi.
Il M5S Faenza ha naturalmente sostenuto l'ordine del giorno (approvato all'unanimità) che esprimeva piena solidarietà del Consiglio comunale alle lavoratrici e ai lavoratori di Cisa Allegion e dell'indotto, schierandosi al loro fianco e dando completa disponibilità ad operare in ogni direzione per il buon esito della vicenda. Speriamo che alla richiesta di attivazione e sollecitazione rivolta al Sindaco, all'Unione della Romagna Faentina, alla Regione e al Governo, seguano non solo belle parole, ma anche fatti concreti e reali. Qui siamo in presenza di un'azienda che gode di buona salute con bilanci in ordine e con importanti profitti per la proprietà. Siamo di fronte, di nuovo, all'ennesimo progetto di delocalizzazione, al perseguimento del profitto attraverso la cinica eliminazione di tantissimi posti di lavoro. La luce in fondo al tunnel, che i responsabili della Confindustria locale ci avevano detto ormai di vedere chiaramente, in realtà, a noi, sembra sempre più lontana. La situazione faentina è tragica e tante grosse aziende, non solo la Cisa, sono in fortissima difficoltà. Il Governo deve agire subito con una legge seria che impedisca e disincentivi la delocalizzazione delle aziende. Il M5S, dall'opposizione, ha già ottenuto importanti risultati in questo senso a fine 2013 ed ha dimostrato che basta una volontà politica chiara e decisa per ottenere ottimi risultati nel breve termine. Le devastanti politiche sul lavoro messe ultimamente in campo dal Governo Renzi (vedi Job Act e eleminazione dell'Art.18, deciso sostegno al TTIP, il trattato segreto su investimenti e commercio in corso tra UE e USA), però, non ci fanno ben sperare, tutt'altro...
Il M5S Faenza Sabato mattina 4 Luglio non allestirà il suo consueto banchetto in piazza, ma parteciperà alla manifestazione a sostegno dei lavoratori Cisa, che partirà alle 9.15 davanti allo stabilimento Cisa 2 in Via Granarolo. Invitiamo i nostri simpatizzanti e tutta la cittadinanza a fare altrettanto.
Veniamo ora ad alcune considerazioni più politiche riguardo al Consiglio di ieri sera (video)
Per prima cosa, una precisazione.
Massimo Bosi è stato designato capogruppo del M5S Faenza.
Annunciamo però che il ruolo di capogruppo, come buona norma nel M5S, ruoterà tra i tre componenti del gruppo consiliare (stiamo valutando con che frequenza).
Dobbiamo registrare nella votazione del Presidente del Consiglio comunale la prima “spaccatura” del PD. Alla proposta di riconferma di De Tollis, le opposizioni hanno votato tutte scheda bianca, stessa cosa ha fatto un esponente del PD che, avvalendosi del voto segreto, ha fatto mancare al partito i 16 voti di maggioranza che garantivano l'elezione al primo scrutinio di De Tollis. Ora è partita la caccia al dissidente e tutto è rimandato a Lunedì prossimo. Il primo segno dei malumori, dei permali e delle lotte tra correnti che attraversano il Pd faentino.
Che dire, invece, del discorso del Sindaco?
La lettura del decalogo evangelico di condotta che il Primo Cittadino ha già affisso alla porta del suo ufficio e il lamento già sentito più volte sul senso di colpevolezza nei confronti della famiglia trascurata per gli impegni della carica (ricordiamo che candidarsi Sindaco non è un obbligo!), hanno dato al discorso del Sindaco il tono di una stanca omelia. Tono piccato, invece, nel citare il Movimento 5 Stelle, reo di averlo definito in un manifesto “Sindaco dimezzato”, riferendosi allo scarso consenso registrato nel rinnovo del mandato. Il capogruppo Bosi ha avuto modo di specificare la nostra generosità, considerato che, in effetti, solo un elettore su quattro ha dato il suo sostegno a Malpezzi.
Per i contenuti politici dobbiamo sperare in future occasioni...






