“LIBERI E UGUALI”…MA CON IL PIEDE IN DUE STAFFE…

Con la nascita di “Liberi e Uguali”, il “nuovo” ennesimo partito con cui la sinistra tenta di riciclarsi, guidato da Pietro Grasso e formato dall’unione di MDP, SI e Possibile, anche nel Consiglio comunale di Faenza ci troviamo di fronte all’ennesimo paradosso politico all’italiana…

Liberi e Uguali può infatti contare su un esponente in opposizione, Necki de L’Altra Faenza (SI) e su tre in maggioranza, Ortolani, Visani e Degli Esposti di MDP.

Dando per scontato (?) che Necki non entrerà in maggioranza con il Pd, ci chiediamo che cosa aspetta, a questo punto, la compagine di MDP ad uscire dalla maggioranza stessa, in linea con le dichiarazioni e le azioni messe in campo a livello nazionale (una maggioranza, tra l’altro, sempre più instabile dopo i dissidi interni a La Tua Faenza).

Chi si definisce forza di sinistra, non può avere nulla a che fare con questo Pd, tanto meno a Faenza, roccaforte renziana.

Si tratterebbe di un gesto di coerenza e dignità, che dovrebbe andare oltre agli accordicchi locali e, soprattutto, alla poltrona di un assessorato…

Attendiamo fiduciosi.

La nuova legge urbanistica regionale va fermata, riaperta al confronto e modificata!

La Giunta regionale dell’Emilia Romagna ha approvato in data 7 febbraio 2017 il testo del progetto della nuova legge urbanistica denominata “Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio”; testo, attualmente in discussione all’assemblea legislativa regionale, che è stato presentato come fondamentale per introdurre il principio del consumo di suolo a saldo zero, promuovere la rigenerazione urbana e la riqualificazione degli edifici, semplificare il sistema di disciplina del territorio, garantire la legalità.

Tante sono, in realtà, le criticità della legge. Con l’obiettivo dichiarato della semplificazione procedurale, il testo di legge introduce lo strumento degli accordi operativi pubblico-privati che vanno a sostituire completamente i precedenti strumenti di pianificazione urbanistica, lasciando agli Enti Locali l’onere di valutare in tempi rapidi gli oneri e gli impatti ambientali e sociali di ogni singola proposta. Le misure previste all’interno del testo di legge non prevedono misure cogenti per ridurre le espansioni ammesse dai piani vigenti non ancora attuate. Si lascia ai Comuni ampia libertà di attuare le previsioni del PSC e POC non ancora stipulate, per i prossimi 3 anni; l’incremento massimo del 3 per cento, proclamato come drastica riduzione del territorio edificabile avrà il suo effetto, in alcuni casi, solo fra 5 anni ed è quindi aggiuntivo e non limitativo delle espansioni urbanistiche attuali; sono escluse dal 3 per cento diverse casistiche, come nuove edificazioni legate ad attività economiche esistenti, le opere pubbliche o di interesse pubblico, i grandi interventi ritenuti “strategici” dal punto di visto economico. Non sono considerate consumo di suolo le “aree di completamento” a ridosso delle città previste attualmente dai piani; nel testo di legge vi è una completa assenza di indirizzo a ridurre gli ingentissimi aumenti previsti dagli strumenti urbanistici in vigore calcolati in circa 250 km/q. Vi sono, inoltre, osservazioni e critiche da parte di associazioni legate al territorio le quali auspicano un miglioramento del testo di legge, tramite modifiche ed emendamenti durante l’iter in assemblea legislativa regionale.

Stante, infine, le difficoltà in termini di personale e di carico di lavoro di molti uffici comunali, specialmente per i Comuni più piccoli, i nuovi accordi operativi introdotti rischiano di indebolire la capacità delle amministrazioni locali di tutelare l’interesse pubblico davanti alle richieste private, mentre la mancanza di uno strumento sovraordinante espone al rischio di una eccessiva discrezionalità e ad una disorganicità negli interventi di urbanizzazione sul territorio.

Abbiamo presentato, insieme al gruppo consiliare de L’Altra Faenza, un Ordine del Giorno (qui il documento completo), che verrà discusso nel Consiglio comunale di Lunedì 12 Giugno 2017, per dare mandato alla Giunta faentina, tra l’altro, di farsi portatrice nei confronti della Giunta e dell’Assemblea Regionale della richiesta di fermare l’iter di approvazione della Legge Regionale “Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio”, per consentire ulteriori approfondimenti e momenti di confronto con gli Enti Locali e le Associazioni rappresentanti i cittadini. E, conseguentemente, di promuovere le azioni necessarie per modificare e orientare maggiormente la Legge Regionale “Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio” verso una più immediata e cogente riduzione del consumo di suolo.

Mozione sulla riforma della Costituzione

Partendo dal presupposto che spetta unicamente al Parlamento, e non al Governo, qualsiasi iniziativa di revisione costituzionale, così come recita l’articolo 138 della nostra Carta Costituzionale che fissa tempi e procedure per modificarla, l’attuale Parlamento, eletto con un sistema elettorale (Porcellum) dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale (Sentenza n.1/2014), ha approvato una legge elettorale, l’Italicum, che non rispetta le indicazioni della stessa sentenza e, fatto ancor più grave, ha approvato una riforma costituzionale destinata, in combinazione con l’Italicum, a stravolgere l’assetto democratico del nostro paese.

Nel Referendum del 2006 il popolo italiano si era già espresso, bocciando analogo tentativo di riforma costituzionale presentata dal governo Berlusconi, per sostenere e confermare il modello di Stato e l’intero ordinamento democratico voluto e condiviso dai nostri Padri costituenti in rappresentanza di tutti i partiti che avevano lottato contro il fascismo.

La legge elettorale e la riforma del Senato andranno a ledere profondamente i diritti costituzionali dei cittadini in quanto il Senato della Repubblica non sarà più eletto direttamente dai cittadini (art.58 della Cost.) ma sarà ridotto ad un’assemblea di soli 100 senatori di cui 5 nominati dal Presidente della Repubblica e 95 (74 consiglieri regionali e 21 sindaci), scelti dai Consigli regionali (la classe politica più corrotta del Paese), con doppio incarico e immunità parlamentare. La legge elettorale (Italicum) ricalca, peggiorandolo, l’anticostituzionale Porcellum e disattende la sentenza della Consulta perché continua a negare il voto diretto dei cittadini ed il loro diritto ad esprimere senza vincoli le proprie preferenze (art. 1, 3, 48, 56, 58 della Cost.). Tale legge, dunque, ripristina un Parlamento di nominati dai partiti e ripropone un sistema fortemente maggioritario, senza prevedere una soglia minima e con un altissimo premio di maggioranza.

Il combinato disposto tra queste riforme, quella della legge elettorale e quella costituzionale consegnerà un potere praticamente assoluto al partito o alla lista che, con solo il 40 % dei voti, conquisterà il 55% dei seggi alla Camera dei Deputati (340 seggi) ed avrà una maggioranza tale da poter condizionare l’elezione del Presidente della Repubblica, dei giudici della Corte Costituzionale e dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, organi di garanzia e di controllo fondamentali per la vita della democrazia costituzionale. Consegnerà, nel caso assai probabile in cui nessun partito o coalizione di partiti dovesse raggiungere il 40% dei voti, nel successivo turno di ‘ballottaggio’, la maggioranza assoluta dei seggi ad un solo partito, indipendentemente dai voti ottenuti al primo turno (che potrebbe anche rappresentare solo un 20% degli elettori) e dal numero dei votanti. Comprimerà ulteriormente la “sovranità popolare” modificando e mortificando gli strumenti costituzionali di democrazia diretta, tendendo ad innalzare il numero di firme necessario per richiederli.

Abbiamo presentato una mozione (qui il testo integrale), assieme al consigliere Necki de L’Altra Faenza, che sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale di Lunedì 30 Maggio, in cui abbiamo chiesto all’amministrazione di esprimere un fortissimo allarme per la deriva autoritaria in atto, contro la quale si sono costituiti in tutta Italia, ed anche a Faenza, Comitati referendari per il NO al Referendum previsto dall’art.138 della Costituzione e contro l’Italicum, che stanno raccogliendo con successo le firme dei cittadini, perchè è a loro che spetta di richiedere il Referendum che non può consistere in un plebiscito richiesto dall’alto dal Governo. Di esprimere la più ferma condanna nei confronti delle modifiche costituzionali poste in essere da questo Governo. Di impegnarsi a sensibilizzare l’opinione pubblica alla salvaguardia della nostra Costituzione. Di ribadire che l’obiettivo della “stabilità del governo del paese e dell’efficienza dei processi decisionali nell’ambito parlamentare” non può “produrre un’alterazione profonda del principio di rappresentanza democratica, sul quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente”, come ha scritto la Consulta nella sentenza n.1/2014 e, infine, di inoltrare l’atto consiliare al Presidente della Camera dei deputati, al Presidente del Senato, ai capigruppo parlamentari di Camera e Senato e all’Anci nazionale.

Sappiamo benissimo che questa mozione, nel renzianissimo Consiglio comunale manfredo, non ha alcuna possibilità di essere approvata, ma crediamo sia comunque importante portare il dibattito sull’argomento anche all’interno del consesso faentino. Per tenere alta l’attenzione sul Referendum di Ottobre, sulla raccolta firme in atto anche nella nostra città e per puntare i riflettori sulle laceranti spaccature del Partito Democratico. A Faenza, la cosiddetta “sinistra” del Pd, come si comporterà? Staremo a vedere…