Con.Ami, gli imolesi hanno dato un chiaro segnale di discontinuità: scorretto non tenerne conto

Per giorni si è fatto un gran parlare di questo Consorzio il cui capitale è detenuto da 23 Comuni, con Imola da sola al 67%, Faenza al 5,6% ed il resto delle quote suddiviso più o meno equamente fra gli altri soci.
Per avere una visione più chiara di quello che è successo bisogna partire dal momento in cui l’amministrazione di Imola, dopo settant’anni, ha cambiato colore politico.
Evento a cui hanno fatto seguito le dimissioni del Presidente del Consorzio, Manara, e la necessità di rinominare i cinque membri del Consiglio di Amministrazione: tre da parte del Comune di Imola e due dagli altri.
Risulta davvero singolare che i soci di Con.Ami siano insorti di fronte a nomine che non facevano altro che confermare le regole del passato.
Hanno invece preferito tenere tutto in una situazione di stallo, rimanendo legati ad una logica di occupazione e poltrone, rinviando la discussione di merito su tutte le altre materie di loro competenza.
Confidiamo che la linea della Sindaca Sangiorgi avrà i suoi effetti positivi per i cittadini.
Ad oggi, vista la situazione di totale stallo e disaccordo creatasi, sono stati nominati quattro membri, mentre il quinto è rimasto in carica perché non decaduto.
Se gli imolesi hanno dato un segnale di discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti eleggendo un Sindaco del M5S, è del tutto legittimo che questo abbia riscontro nelle gestioni delle società partecipate, anche attraverso le nomine di amministratori di propria espressione, così come da sempre hanno fatto gli eletti nei comuni soci di aziende pubbliche.

 

P.S.
Il Resto del Carlino da mesi ci censura quasi completamente (sono un pò arrabbiati perchè sanno che nel 2020 finalmente la nostra battaglia contro i fondi pubblici ai giornali diventerà realtà..). Oggi, con un articolo non firmato, riportano il nostro comunicato, insinuando che lo stesso sarebbe a firma M5S Faenza (come avvenuto decine di altre volte…) e non dei nostri tre consiglieri Bosi, Palli e Mengozzi (unici autorizzati ad utilizzare il nome del Movimento sul nostro territorio…). Una baggianata, scritta solo con scorrettezza e malafede per alludere a chissà quali posizioni distanti, di cui abbiamo già chiesto rettifica. Ridicoli e vergognosi.

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Tutti d’accordo, la sanità se ne va!

Dopo alcuni mesi di discussione nei territori sulla “Bozza di Riordino delle linee di indirizzo dell’Ausl Romagna”, la Conferenza Territoriale Sociale Sanitaria, di cui fanno parte tutti i sindaci dei comuni romagnoli, il 09/01/2017 ha dato il suo parere positivo con 72 voti favorevoli, su 73, al Piano di Riordino.

La scelta è quella di attuare norme e linee guida nel pieno rispetto del Decreto Balduzzi, che sul nostro territorio ravennate comporta come primo risultato il taglio di 70 posti letto, suddivisi fra le tre strutture di Ravenna, Faenza e Lugo.

In risposta ad una nostra interrogazione in consiglio comunale dello scorso anno, con cui chiedevamo conferma del taglio dei posti letto, il Sindaco Malpezzi dichiarava che il taglio non era da considerarsi veritiero e che lui non vedeva questo rischio durante il periodo del suo mandato.
Nelle dichiarazioni successive all’approvazione della Bozza di Riordino, dai Sindaci di Faenza e Lugo non è arrivata nessuna risposta alle critiche che i territori avevano rilevato e non ci risulta che si sia firmato alcun documento che confermi gli impegni presi.

Ricordiamo che questi tagli partiranno a breve, mentre le strutture che l’Ausl ha programmato per erogare ai cittadini i servizi che verranno a meno sui territori, Case della Salute, Ospedali di Prossimità e Ospedali di Comunità, non sono ancora funzionanti per come ideate.
Ad esempio, l’accordo con i medici di Medicina Generale per le Case della Salute, non c’è!

Molto preoccupante la situazione dei punti nascita, anche se tutte le autorità hanno assicurato il mantenimento del servizio su Faenza e Lugo.
Gli ultimi dati sul calo molto rilevante delle nascite nel 2016, oltre il 10% su ciascuna struttura, ci portano a ridosso del limite delle 500 nascite, considerato dal decreto Balduzzi decisivo per poter mantenere attivo il servizio (nascite 2016: Faenza 639, Lugo 607).
Ricordiamo che in tre anni il calo delle nascite per Faenza è stato di circa 150 unità.

Con questi presupposti rimaniamo molto critici e preoccupati sul futuro della sanità pubblica e sul miglioramento che questa riorganizzazione dovrebbe portare ai servizi per i cittadini!