Incuria e disagi nella nuova sede dei Servizi Sociali

Durante i mesi di Maggio e Giugno abbiamo assistito allo spostamento della sede dei Servizi Sociali e di tutti i suoi uffici in via San Giovanni Bosco, ex Salesiani.
Spostamento voluto da questa amministrazione, con una operazione economica per noi non condivisibile, che ha creato fin da subito diverse problematiche.
Lo testimonia lo slittamento improvviso del trasloco causato dalla presenza di piccioni dentro lo stabile, con tutto ciò che ne consegue.
Ad oggi il problema permane, per quanto riguarda la scala d’ingresso, rendendo indegna ed indecorosa la situazione, sia per chi si reca al lavoro, sia per chi deve usufruire dei servizi.

Va considerato che il servizio, che riceve generalmente persone in difficoltà, deve svolgere un importante e delicato ruolo di accoglienza, anche per ciò che riguarda la cura, la pulizia e la conformazione dello stabile.
Ruolo che viene messo in discussione, inoltre, con la presenza di uffici semibui con forti odori di legno, dati dal nuovo arredamento, e da un pavimento con fughe aperte che lascia emergere problemi dovuti alla presenza di polveri e insetti.
Il personale sta lavorando in condizioni certamente non stimolanti, che stanno facendo emergere forti malumori e preoccupazioni.

Detta sede è stata progettata specificatamente per questa destinazione d’uso e la situazione attuale è indubbiamente non adeguata, causa i disagi sopra richiamati.

Abbiamo presentato una interpellanza (qui il testo), che sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale di Giovedì 27 Settembre, per chiedere all’amministrazione se è a conoscenza della situazione e quali interventi ha intenzione di mettere tempestivamente in atto per cercare di risolverla, restituendo alla sede dei Servizi Sociali il decoro che merita, ancor più oggi che la stessa deve rispondere ai bisogni di tutti i cittadini residenti nei comuni dell’Unione della Romagna faentina.

Stay tuned!

Mozione sull’interruzione di gravidanza: il de profundis della sinistra faentina

Nonostante siano trascorsi 38 anni dall’entrata in vigore della legge 194, evidentemente dobbiamo ancora vigilare perchè l’interruzione volontaria di gravidanza sia un diritto delle donne e non la concessione di uno “stato paternalista”, costantemente impegnato ad erodere le possibilità concrete di applicazione della legge stessa.

La mozione presentata Lunedì 3 Ottobre in Consiglio dal gruppo de “La Tua Faenza” è, secondo noi, indiscutibilmente figlia di questo pensiero “paternalistico”.
Purtroppo, anche la versione emendata dal Pd, leggermente migliorata, non cambia nulla nella sostanza, che è quella di considerare le donne incapaci di intendere e di volere.

Chiedere che l’Azienda Sanitaria Locale imponga ad una persona adulta, che ha compiuto una scelta libera se pur dolorosa, un colloquio con i servizi sociali, con l’intento di farle cambiare idea, equivale a non riconoscerne la piena capacità di autodeterminazione.
Visto che stiamo parlando di un diritto, sarà la donna , eventualmente, ad attivare i servizi sociali se ritiene di averne la necessità.

Ma non basta… se questa donna si dovesse ripresentare per una ulteriore interruzione di gravidanza la mozione prevede di richiedere ben due colloqui di sostegno psicologico…come dire: “questa donna è recidiva, dovrà pur avere delle turbe…”

Sembra di fare un tuffo nel passato, in quel mondo in cui si pensava che le donne da sole non fossero in grado di prendere decisioni perchè psicologicamente troppo deboli, preda di sbalzi umorali che ne inficiavano la capacità di giudizio.

Quell’assistente sociale che si vorrebbe imporre ai colloqui ricorda tanto quel tempo oscuro, ma purtroppo non così lontano.

Abbiamo assistito lunedì alla fine, al de profundis, della sinistra faentina che non può certo definirsi progressista, laica e a favore dei diritti e poi votare un documento come questo.

Per il M5S questa mozione era ed è inaccettabile e il nostro voto è stato convintamente contrario.

Bambino Rom non accettato a scuola. Simbolo del fallimento del progetto di integrazione dell’amministrazione

BAMBINO ROM NON VIENE AMMESSO ALLA PRIMA ELEMENTARE: I SERVIZI SOCIALI NON L’HANNO ISCRITTO!

Basta dare tempo al tempo e le bugie che l’Amministrazione ha somministrato ai faentini rispetto al progetto rom inevitabilmente esplodono in tutta la loro evidenza.

Quanto accaduto qualche giorno fa però ha dell’incredibile.
Un bambino rom di 6 anni, nato e residente nella nostra città, affidato dal Tribunale dei Minori di Bologna ai Servizi sociali di Faenza che sono stati espressamente incaricati di “attuare progetti di inserimento scolastico”, si è visto negare l’ingresso in classe in quanto i Servizi sociali NON hanno mai provveduto ad iscriverlo. E non certo per dimenticanza.

Nel corso delle ultime settimane, infatti, la famiglia ha sollecitato più volte i Servizi sociali in merito alla iscrizione del bambino ricevendo risposte evasive tanto che lunedì scorso la mamma si è rivolta alla segreteria del plesso scolastico che, a sua volta, l’ha indirizzata ai Servizi sociali in quanto “così prevede l’accordo Comune- Scuola”. Poiché i Servizi sociali erano già stati interpellati, la famiglia ha ritenuto superfluo rivolgersi nuovamente a loro e questa mattina la mamma ha accompagnato il fratello maggiore e anche il neo alunno che, per l’occasione, aveva voluto indossare il grembiule ed era desideroso di entrare in classe. “Se mi accettano”, ha detto. Forse non possiamo capire fino in fondo quali sentimenti possa avere provato stamattina quel bambino desideroso di frequentare la scuola ma sappiamo con certezza che la sua mancata iscrizione per opera dei Servizi sociali costituisce una grave omissione.

Ancora più grave e stridente visto il “MONITORAGGIO dell’assolvimento dell’obbligo scolastico” enunciato nel documento dell’Amministrazione: “Percorso di analisi e integrazione dei nuclei di etnia rom residenti nel Comune di Faenza” ( 21/03/2016).

Il M5S ha avuto modo di manifestare più volte nelle sedi istituzionali – vedi Commissione V – e pubblicamente, ampie e motivate riserve sul percorso di integrazione dei rom avviato a Faenza nel 2015-2016.

Siamo ancora in attesa del resoconto dettagliato del progetto rom che è costato ai faentini 10mila euro ed è stato tutto fuorché trasparente e coerente rispetto a quanto sottoscritto.
Ma ormai è chiaro che alla nostra Amministrazione, e non solo, i rom interessano in funzione degli 85mila euro attesi dalla Regione. Per fare altri danni.