Vie dimenticate...

Da qualche tempo si parla di ripristinare la ciclabilità all'interno del Parco “Tondo” (Della Rocca) sullo stradello lato ospedale, per poter unire in sicurezza corso Mazzini con Viale Stradone.

Passaggio ora vietato, se non con la bicicletta condotta a mano, in base al nuovo regolamento di Polizia Urbana e per la Convivenza Civile approvato dall'Unione, che disciplina la fruizione delle aree verdi.

Condividiamo certamente la necessità di ripristinare questo servizio
, ma, in questo caso particolare, siamo consapevoli delle difficoltà che si dovrebbero superare per rendere sicura questa operazione, del loro costo e, soprattutto, segnaliamo che i problemi di comunicazione non sarebbero adeguatamente risolti causa i limitati orari di apertura del Parco (8.00 – 20.00 da novembre a maggio e 7.30 – 22.00 da giugno ad ottobre), che non permetterebbero una opportuna fruibilità, considerando che l'utilizzo primario che ne viene fatto è per raggiungere le scuole in orario di apertura.

Cercando una soluzione alternativa, ci siamo accorti che a fianco del Parco passa un tratto stradale, Via della Rocca, che risulta oggi chiusa, ma un tempo metteva in comunicazione Viale Stradone con Corso Mazzini.

Abbiamo indagato sulla storia di questa strada, verificando che risulta di proprietà comunale.
L'interruzione della percorribilità fu dovuta a lavori eseguiti in epoca ormai remota, che portarono poi all'uso della strada da parte dell'Ospedale (AUSL), con una occupazione che si è protratta fino ad oggi, non sappiamo a quale titolo, sembra senza una documentazione ufficiale...

La riapertura solo ciclo-pedonale di questa via sarebbe la soluzione ottimale per dare continuità al percorso ciclabile, a costo zero, ripristinando il servizio e scavalcando i problemi di sicurezza, comunicazione ed orario relativamente al passaggio all'interno del Parco.

Nel prossimo Consiglio Comunale presenteremo un'interrogazione al Sindaco e all'Assessore competente chiedendo se hanno valutato questa alternativa e se hanno intenzione di chiarire e mettere ordine alla situazione di questa strada “dimenticata”.


Incuria e disagi nella nuova sede dei Servizi Sociali

Durante i mesi di Maggio e Giugno abbiamo assistito allo spostamento della sede dei Servizi Sociali e di tutti i suoi uffici in via San Giovanni Bosco, ex Salesiani.
Spostamento voluto da questa amministrazione, con una operazione economica per noi non condivisibile, che ha creato fin da subito diverse problematiche.
Lo testimonia lo slittamento improvviso del trasloco causato dalla presenza di piccioni dentro lo stabile, con tutto ciò che ne consegue.
Ad oggi il problema permane, per quanto riguarda la scala d’ingresso, rendendo indegna ed indecorosa la situazione, sia per chi si reca al lavoro, sia per chi deve usufruire dei servizi.

Va considerato che il servizio, che riceve generalmente persone in difficoltà, deve svolgere un importante e delicato ruolo di accoglienza, anche per ciò che riguarda la cura, la pulizia e la conformazione dello stabile.
Ruolo che viene messo in discussione, inoltre, con la presenza di uffici semibui con forti odori di legno, dati dal nuovo arredamento, e da un pavimento con fughe aperte che lascia emergere problemi dovuti alla presenza di polveri e insetti.
Il personale sta lavorando in condizioni certamente non stimolanti, che stanno facendo emergere forti malumori e preoccupazioni.

Detta sede è stata progettata specificatamente per questa destinazione d'uso e la situazione attuale è indubbiamente non adeguata, causa i disagi sopra richiamati.

Abbiamo presentato una interpellanza (qui il testo), che sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale di Giovedì 27 Settembre, per chiedere all'amministrazione se è a conoscenza della situazione e quali interventi ha intenzione di mettere tempestivamente in atto per cercare di risolverla, restituendo alla sede dei Servizi Sociali il decoro che merita, ancor più oggi che la stessa deve rispondere ai bisogni di tutti i cittadini residenti nei comuni dell’Unione della Romagna faentina.

Stay tuned!


INCENDIO CAVA ZANNONA: LE PERPLESSITA' DEL M5S

Gli interventi messi in campo hanno dimostrato che la situazione è stata sottovalutata, minimizzando i rischi e le misure adottate, complice forse la situazione agostana di ferie e la minor presenza di persone sul territorio.
Parlare di incendio circoscritto con riferimento ad una quantità di materiale incendiabile di notevole entità, anche se in un sito di per sé isolato, dà la misura del fatto che non si è pensato a misure tempestive e straordinarie che la situazione, in realtà grave, avrebbe richiesto.

La strategia attuata è stata quella di lasciare bruciare il materiale, incuranti dei disagi e dei rischi per i cittadini residenti nelle immediate vicinanze, sicuramente molto esposti, e di aver sottostimato come i fumi avrebbero potuto raggiungere e danneggiare anche zone molto distanti dal luogo dell'incendio.
L'amministrazione, molto sensibile ai danni subiti dalle aziende, non ha dimostrato altrettanta sensibilità per chi è risultato danneggiato dalla qualità dell'aria ammorbata dall'incendio.
Aria che, nonostante le rassicurazioni, si è rivelata inquinata, con i valori di diossina oltre i limiti.

Questa situazione avrebbe richiesto l'attivazione di misure straordinarie e, se la soluzione corretta è stata quella di soffocare l'incendio con materiale inerte, si sarebbe dovuti intervenire da subito massicciamente, senza lasciare soli in prima linea i Vigili del Fuoco appoggiandosi alle limitate risorse del sito/territorio.

Encomiabile il lavoro dei pompieri e di chi tardivamente è stato chiamato ad intervenire, non senza rischi, per la copertura delle masse incendiate, ma inadeguato quello di chi deve prendere decisioni sulle modalità di intervento.

Di certo, le domande (che altri hanno già posto e a cui ci auguriamo le inevitabili indagini sapranno rispondere) non mancano: cosa ha causato l'incendio?
Ci sono responsabilità?
Tutte le norme di sicurezza sono state rispettate?
Il materiale era adeguatamente stoccato ed accumulato?
Era presente in quantità eccedente?

Sulla questione non mancheremo di presentare una interpellanza in Consiglio comunale alla ripresa dei lavori.

Ad ogni modo, che l'Ambiente sia gestito in modo approssimativo e che la nostra salute sia aspetto non adeguatamente tutelato, trova, nel faentino, un'altra conferma.


ABBATTIMENTI DELLE ALBERATURE: UN'ALTRA PROVA DI PESSIMA GESTIONE

E' in corso in questi giorni un esteso intervento di abbattimento di alberature, parte di un piano complessivo di circa 500 abbattimenti, con reimpianto di un numero doppio di alberi.
Qui finiscono le certezze sull'intervento in atto; per questo abbiamo presentato una interpellanza all'amministrazione lo scorso 24 giugno.
Nonostante in queste ultime ora l'amministrazione abbia, attraverso i giornali, illustrato in parte i motivi degli interventi, gli interrogativi sono tanti.
Perchè non c'è stata una informativa adeguata, prima di tutto rivolta agli abitanti delle zone interessate?
L'amministrazione fa ampio ricorso alla comunicazione "preventiva", anche per progetti importanti (magari poi non realizzati): perchè non ricorrervi anche in questo caso?
Ancora: perchè un intervento così esteso?
Le piante sono malate o a fine vita; tutte? Com'è stato accertato? Sono a rischio per eventi eccezionali, per esempio in caso di neve, perchè non reggono i carichi?
Strano, i pini, che sono quelli che hanno registrato più cadute e che danneggiano maggiormente il fondo stradale ed i marciapiedi, non sono interessati dai tagli di questi giorni, unici rari superstiti tra file di tristi ceppi.
Ancora più desolante è il momento in cui è stato fatto il taglio degli alberi: inizio estate. Non era possibile intervenire 1/2 mesi più tardi? Non era possibile scaglionare gli abbattimenti, intervenendo, per esempio, su un solo lato delle strade e non su entrambi contemporaneamente?
E da ultimo: quando e come si prevede di mettere in sito i nuovi alberi?
Cosa ci salverà da ulteriori interventi così invasivi? La manutenzione ordinaria?
Aspettiamo la risposta alla nostra interpellanza.
Questo intervento avrà probabilmente finalità condivisibili, ma, come al solito, le modalità di attuazione sono deludenti.
Di certo anche questi episodi pongono l'accento sulla gravità di una mancanza cronica per il Comune di Faenza (ed ora anche per l'Unione dei comuni della Romagna faentina), già da noi segnalata in diverse occasioni: quella di un regolamento e di un piano del Verde Urbano.
Un regolamento, ormai presente nella maggioranza dei comuni italiani anche a noi limitrofi, che si ponga come obiettivo quello di costituire uno strumento atto alla disciplina e alla regolamentazione del verde, sia esso pubblico o privato, relativamente a tutto il territorio comunale.

Nonostante le segnalazioni arrivate da più parti anche in questi ultimi anni e nonostante ce ne sia già uno che giace nei cassetti del Comune da tempo (che ha ispirato quello dei comuni limitrofi e da cui si potrebbe partire), l'amministrazione non ha mai preso provvedimenti seri e reali per colmare questa importante lacuna, causa principale di tante problematiche che si ripresentano puntualmente.

Ne prendiamo nuovamente atto, consapevoli che ce ne occuperemo noi dopo il 2019.


ARENA BORGHESI: L'INCREDIBILE SILENZIO DELL'AMMINISTRAZIONE

L'amministrazione e il Pd riescono ancora, dopo tanti anni, a stupirci in negativo.
Giovedì in Consiglio comunale si discuteva della questione Arena Borghesi, tramite la presentazione di una nostra interpellanza (il M5S segue, da sempre, la vicenda in prima linea) e di una de L'Altra Faenza,
Un argomento tornato di estrema attualità negli ultimi giorni con la notizia del bando di vendita dell'area da parte dell'Ausl.

Le associazioni e la società civile si sono di nuovo mobilitate, con azioni, dichiarazioni a mezzo stampa e con il lancio di una raccolta firme, cartacea e on-line (invitiamo tutti i cittadini a firmare ai banchetti delle associazioni in piazza il Sabato mattina o sul sito Change.org a questo indirizzo, la raccolta ha già superato le 500 sottoscrizioni) contro l'eventuale ampliamento dell'adiacente supermercato Conad, che presumibilmente si aggiudicherà il bando, e l'invasione del cemento nella storica Arena Borghesi, a discapito dello spazio alberato con lo snaturamento dell'identità e dell'integrità del luogo.

Ciò dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto la comunità faentina sia legata all'Arena e sia sensibile e interessata al suo futuro e alla sua conservazione.

In barba a questa consapevolezza e al dibattito democratico, in spregio al consesso istituzionale, senza il minimo rispetto delle opposizioni e, soprattutto, di tutta la cittadinanza interessata ad avere risposte sulla vicenda (alcuni erano anche presenti in aula), un agitato Sindaco Malpezzi ha rimandato tutto ad una futura risposta scritta, non dando seguito a nessuna delle tante domande poste.

Prendiamo atto che l'Assessore Isola trova il tempo per tirare conclusioni affrettate sui giornali dando l'impressione che tutto sia già stato deciso, ma non per proferire parola in Consiglio Comunale, il luogo adibito al confronto politico.
Chapeau!

Come detto in aula, siamo rimasti davvero basiti ed allibiti da cotanta strafottenza.
Possiamo capire ed accettare il rinvio ad una risposta scritta da parte degli uffici riguardo alle richieste più tecniche delle interpellanze, ma NON accettiamo assolutamente il silenzio assoluto davanti alle richieste di una presa di posizione politica chiara e decisa sulla vicenda.

La nostra interpellanza era stata depositata tredici giorni fa e siamo davanti ad una questione che si trascina dal 2011...e noi dovremmo credere che non si è avuto il tempo di formarsi una opinione e di raccogliere dati e informazioni trasparenti e dettagliate?

La verità è che l'amministrazione scappa davanti alle sue responsabilità e non ha il coraggio di prendere una posizione politica chiara in Consiglio comunale davanti ai cittadini e alle telecamere, ben sapendo che su questo tema si rischia di perdere qualche voto....

Perchè questo imbarazzo, perchè questo silenzio? Perchè quelle dichiarazioni sui giornali? Qualcuno si è forse già impegnato segretamente con il Conad?
La situazione si fa sempre meno chiara.

Questo è il livello dei nostri governanti, i cittadini devono sapere.

Qui si tratta di preservare un patrimonio culturale pubblico identitario della nostra città che rischia di essere penalizzato per interessi privati e mere ragioni commerciali.
Il M5S non mollerà di un millimetro, sappiatelo.