Con.Ami: Il terrore del cambiamento e la preoccupazione delle poltrone

Per il Sindaco di Faenza la difesa degli interessi dei cittadini faentini nella gestione del consorzio Con.Ami passa attraverso una guerra legale per aggiudicarsi le poltrone del CDA.
 
Già perdente nel ricorso al TAR insieme a 21 sindaci, che ha comportato spese legali e indennizzi al Comune di Imola ed al Con.Ami a carico delle nostre finanze, il primo cittadino ha effettuato una nuova denuncia, questa volta pare con soli 6 sindaci, che graverà sulle tasche di noi tutti.
 
Anche l'istanza presentata al Difensore Civico non ha sortito risultati utili a chiarire la fondatezza delle rivendicazioni ed a placare le stesse.
 
E' singolare che solo nel momento in cui è cambiata la parte politica che amministra Imola, il Sindaco Malpezzi sia andato in rotta di collisione con il Consorzio, arrivando ad avallare un ordine del giorno, proposto ed approvato nel Consiglio Comunale del 25/07/19, che esprime preoccupazione per i danni che possono ricadere sul territorio con questa nuova gestione.
 
Preoccupazione totalmente inattendibile visto che l'amministrazione faentina è stata fino ad oggi consenziente con una gestione trascorsa che è costata al nostro Comune milioni di euro e danni materiali seri: ambientali, con l'inquinamento causato dalla discarica Tre Monti; di qualità dei servizi, con l'ormai fatiscente ed inaffidabile struttura dell'acquedotto Valle del Lamone; finanziari, per il salvataggio della società di gestione dell'autodromo e per la costituzione di nuove società di dubbia utilità, controllate da Con.Ami, in una epoca il cui la legge chiede di razionalizzare le partecipazioni.
 
A fronte di tutte queste denunce da noi fatte nell'arco della passata gestione, la maggioranza non ha battuto ciglio, non ha fatto rivendicazioni a favore dei nostri territori ed ha assicurato incondizionato appoggio alla precedente gestione del Consorzio.
 
Pare, inoltre, che Con.Ami abbia illegittimamente erogato compensi all'ex-Sindaco di Imola, Manca, per 124 mila euro nel periodo 2010-2018, cifra che ora l'attuale Presidente del Consorzio chiede di riavere indietro e non abbia utilizzato elementari regole di risparmio, come nel caso della pubblicazione dei bandi per estratto anziché integralmente, per esempio.
 
La sopravvenuta preoccupazione, foriera delle azioni legali, non ha impedito al Sindaco ed alla giunta di Faenza di approvare il bilancio di Con.Ami, non ha suggerito di esercitare il diritto di recesso dal Consorzio, opzione sempre disponibile nel momento che non si condivide quanto viene proposto.
 
E, da ultimo, non ha suggerito la necessità di collaborare alla nuova gestione per dare concreti benefici alla nostra comunità, cosa ottenibile con la negoziazione, la mediazione e la collaborazione.
 
Non per via legale.

Questo ci auguriamo, in attesa che cambi anche l'amministrazione faentina e la gestione della cosa pubblica venga affidata a chi ha come riferimenti la trasparenza e non le manovre dietro le quinte, la collettività e non i personalismi, i cittadini e non le poltrone.

 
 

Con.Ami, gli imolesi hanno dato un chiaro segnale di discontinuità: scorretto non tenerne conto

Per giorni si è fatto un gran parlare di questo Consorzio il cui capitale è detenuto da 23 Comuni, con Imola da sola al 67%, Faenza al 5,6% ed il resto delle quote suddiviso più o meno equamente fra gli altri soci.
Per avere una visione più chiara di quello che è successo bisogna partire dal momento in cui l'amministrazione di Imola, dopo settant'anni, ha cambiato colore politico.
Evento a cui hanno fatto seguito le dimissioni del Presidente del Consorzio, Manara, e la necessità di rinominare i cinque membri del Consiglio di Amministrazione: tre da parte del Comune di Imola e due dagli altri.
Risulta davvero singolare che i soci di Con.Ami siano insorti di fronte a nomine che non facevano altro che confermare le regole del passato.
Hanno invece preferito tenere tutto in una situazione di stallo, rimanendo legati ad una logica di occupazione e poltrone, rinviando la discussione di merito su tutte le altre materie di loro competenza.
Confidiamo che la linea della Sindaca Sangiorgi avrà i suoi effetti positivi per i cittadini.
Ad oggi, vista la situazione di totale stallo e disaccordo creatasi, sono stati nominati quattro membri, mentre il quinto è rimasto in carica perché non decaduto.
Se gli imolesi hanno dato un segnale di discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti eleggendo un Sindaco del M5S, è del tutto legittimo che questo abbia riscontro nelle gestioni delle società partecipate, anche attraverso le nomine di amministratori di propria espressione, così come da sempre hanno fatto gli eletti nei comuni soci di aziende pubbliche.

 

P.S.
Il Resto del Carlino da mesi ci censura quasi completamente (sono un pò arrabbiati perchè sanno che nel 2020 finalmente la nostra battaglia contro i fondi pubblici ai giornali diventerà realtà..). Oggi, con un articolo non firmato, riportano il nostro comunicato, insinuando che lo stesso sarebbe a firma M5S Faenza (come avvenuto decine di altre volte...) e non dei nostri tre consiglieri Bosi, Palli e Mengozzi (unici autorizzati ad utilizzare il nome del Movimento sul nostro territorio...). Una baggianata, scritta solo con scorrettezza e malafede per alludere a chissà quali posizioni distanti, di cui abbiamo già chiesto rettifica. Ridicoli e vergognosi.

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PROGETTO DI RIORDINO DELL'UNIONE: LA FINTA DEMOCRAZIA ED IL RICATTO ECONOMICO

Qualche mese fa alcuni membri dell’Unione dei comuni della Romagna faentina, Sindaco di Faenza in testa, hanno dovuto ammettere le criticità, evidenziate dal nostro gruppo da anni, in tema di  partecipazione, rappresentatività e inadeguate attribuzioni di responsabilità delle decisioni.

Senza palesare le reali intenzioni, la maggioranza ha proposto diverse modifiche dello Statuto, che intende approvare in tutta fretta e che anziché sanare le criticità ammesse, vanno nella direzione di blindare l'uscita dei singoli comuni dall'Unione, prevedendo, in quel caso, tempi lunghi e penalizzazioni economiche.

Inoltre, si vuole dare più peso al Comune di Faenza  che nella formazione del nuovo Consiglio dell'Unione sarà sovrarappresentato, mentre non si risolve il problema di garantire la rappresentanza di tutte le minoranze elette nei comuni.
Così, pochi giorni dopo che il Consiglio dell'Unione ha ratificato la proposta del M5S di  introdurre forme di democrazia partecipativa nello Statuto, si sono rivelate intenzioni tutt'altro che democratiche.

L'Unione è stata realizzata a tappe forzate, senza nessun coinvolgimento dei cittadini, trasferendo tutte le decisioni dai singoli comuni alla stessa, anche per temi che sono di assoluta rilevanza per un singolo territorio, mettendo in evidenza clamorosi errori e generando inutili duplicazioni di attività, senza fornire ai territori i necessari riferimenti: dove sono, per esempio, gli sportelli polifunzionali, che dovevano essere già in funzione nei diversi comuni?

E' evidente che la preoccupazione di questi politici è la conservazione del potere e non certo l'interesse dei cittadini.
E tanto meno la democrazia.

Non servirà aumentare i partecipanti al Consiglio dell'Unione ad un numero irrealisticamente elevato, se comunque non si garantisce che i rappresentanti di tutti i gruppi politici eletti possano partecipare, come non serve prevedere strumenti di Democrazia Diretta se poi non si applicano.
Perché non c'è' stata una consultazione popolare sulla realizzazione dell'Unione, vista la pervasività del modello che è stato adottato?
Decisamente non è la democrazia l'obiettivo di queste decisioni, né l'interesse dei cittadini.

Un altro esempio l'abbiamo avuto con la recente modifica degli statuti delle  società partecipate: si è superato il principio di decisione in base alle quote di capitale e si è prevista la necessità di consenso di almeno metà del numero di Enti pubblici azionisti.
Apparentemente, si apre la possibilità di incidere anche da parte di piccoli azionisti.
In realtà, è la garanzia che, finché gli amministratori pubblici rispondono agli ordini di scuderia del Partitone, possono tutelare il loro potere piuttosto che l'interesse dei cittadini.
E così, in Con.Ami, una decisione già presa di distribuzione di fondi di riserva a beneficio dei comuni azionisti non viene onorata per mettere in difficoltà un unico azionista, il Comune di Imola, guarda caso quello in cui i cittadini, dopo 73 anni di governo di cui l'ultimo erede è stato il PD, hanno eletto una amministrazione 5 Stelle...


L'arresto dei funzionari di Hera è un'altra chiara dimostrazione di cosa sia purtroppo diventata quell'azienda...

I reati, fra gli altri, di concussione e induzione indebita che hanno condotto all’arresto di due funzionari di Hera, Galliani e Gambetti, ora ai domiciliari, sono un'altra dimostrazione di come una azienda nata per fornire servizi pubblici nell’interesse dei cittadini utenti, si sia via via trasformata in tutt’altro.

E’ ancora più grave che si sovrapponga al reato la militanza politica se, come nel caso di Gambetti, ex Assessore ai Lavori Pubblici, risulterà vero che abbia ottenuto da privati, attraverso pressioni sanzionabili, sponsorizzazioni per eventi PD.
Che in questo specifico caso Hera si dichiari parte lesa non riduce la responsabilità che la stessa ha di controllo, trasparenza e rispetto della legalità, in tutti gli aspetti della gestione. Ma purtroppo Hera si è allontanata da tempo dalle finalità per cui è nata come aggregazione delle aziende municipalizzate che gestivano servizi pubblici fondamentali come rifiuti ed acqua.
Il capitale sociale non è più interamente in mano a comuni e province, ma si è quotata in borsa ed è diventata una società sulle cui azioni gli stessi enti pubblici, direttamente o attraverso holding di gestione delle partecipazioni, fanno trading, speculando sulle quotazioni. I criteri di gestione privilegiano la produzione di dividendi o interessi di parte e non certo quelli degli utenti.
Basta ricordare la sanzione di 1,9 milioni di euro del 2014 per abuso di posizione dominante nei mercati collegati alla raccolta differenziata della carta, per aver ceduto a prezzi di favore la materia prima ad Akron.
Anche il costante incremento delle tariffe della raccolta rifiuti, in cui di fatto gli enti pubblici recepiscono quanto Hera richiede, avviene senza le corrette evidenze, visto che proprio nel 2017 molti comuni non hanno approvato questi aumenti o hanno richiesto che fossero prodotti i documenti che attestassero le ragioni dei rincari.
Per non parlare di una politica di smaltimento dei rifiuti, ancora incentrata su inceneritori e discariche, che solo per l’attivazione diretta dei cittadini comincia ad avere pubbliche bocciature. Ultima in ordine di data lo stop da parte del Tar all’ampliamento della discarica Tre Monti di Riolo Terme, gestita da Hera, ma di proprietà di CONAMI (Consorzio di comuni e province), a sua volta grande azionista di Hera (secondo azionista pubblico, dopo il Comune di Bologna).
Da ultimo, anche la struttura organizzativa, ormai carica di funzionari (pare 1 ogni 8 dipendenti) e non più impegnata direttamente nella gestione operativa dei servizi che è completamente esternalizzata, sembra capace nel dare posizioni ad ex politici, mentre lo è molto meno nel prestare servizi agli utenti. Prova ne è la crisi rifiuti del 2016 nella Provincia di Ravenna. Il vincitore dell’appalto, il consorzio Ambiente 2.0 di Assago(MI) (Aimeri Ambiente e Pianeta Ambiente; Coop sociale Orso Blu), oltre a trascorsi poco edificanti, come rescissioni di contratti, segnalazioni all’autorità anticorruzione, mancato pagamento retribuzioni, si è rivelata non in grado di svolgere il servizio e, non senza disagi per gli utenti, si è tornati al precedente appaltante.
Si può parlare di necessità di un vero risanamento e di grande trasparenza. Al momento le iniziative in questa direzione sono affidate ai ricorsi dei cittadini ed alle denunce delle imprese. Che devono proseguire perché la politica che oggi governa è incapace, se non collusa.
E’ bene tenere a mente tutti questi elementi quanto si eleggono i rappresentanti politici. E’ bene tenere alta l’attenzione, poiché proprio nel bacino delle province di Ravenna e Cesena andrà assegnato il servizio raccolta rifiuti per i prossimi 15 anni con base d’asta di circa 82 milioni annui.

La foto in home page, tratta da ravennaedintorni.it, ritrae un momento della conferenza stampa in Procura per l'arresto dei funzionari Hera


Gestione rifiuti: era meglio se non c'Hera

noHeraSe vi infastidiscono i rifiuti che traboccano dal cassonetto e rimangono a terra per giorni e giorni, provate ad esaminare come funziona il servizio nel suo complesso. Da una parte Hera chiede sempre più soldi al Comune ed il Comune ribalta la richiesta sui cittadini, dall'altra paga sempre meno chi effettivamente svolge il servizio, assegnato con gare al ribasso. In più Hera viene pagata per il servizio di emissione e incasso delle bollette. E se qualcuno non paga le bollette? Pagano gli altri cittadini; Hera non assume nessun rischio! E se il Comune non applica politiche di riduzione dei rifiuti? Paga sempre il cittadino, per alimentare un Fondo di incentivazione alla prevenzione e riduzione dei rifiuti. Chi paga per le speculazioni nello smaltimento di rifiuti assegnato ad un soggetto che guadagna di più se si producono più rifiuti? Paghiamo sempre noi cittadini, con soldi, devastazioni dell'ambiente e veri attentati alla nostra salute. Lo stesso attore che esce vincente da questa catena di deplorevoli situazioni è scelto dalle amministrazioni per educare i bambini ed i ragazzi con interventi nelle scuole. In Italia non mancano certo gli esempi virtuosi. Scegliamo di avere un futuro. La gestione attuale lo pregiudica enormemente.

Ogni anno, una agenzia territoriale di emanazione regionale, ma con autonomia amministrativa, contabile e tecnica, Atersir, determina, in accordo con Hera, il costo totale del servizio rifiuti effettuato per il Comune di Faenza. Già in questa fase si evidenza una carenza fondamentale nelle possibilità di controllo e verifica su come questi costi vengono quantificati da Hera. Il risultato è che al Comune viene chiesto ogni anno un importo più alto, senza modifiche nel servizio. Hera, invece, paga sempre di meno chi svolge effettivamente il servizio.

Sì, perché Hera, società costituita da enti pubblici per fornire un servizio pubblico, è ora una multiutility quotata in borsa, in cui i soci pubblici sono in minoranza, ma valgono, ai fini delle principali decisioni di governo della società come se fossero maggioranza per effetto del "voto maggiorato". Una società che ha come obiettivo fare utili ed un modo per farlo è far svolgere i lavori, come la raccolta rifiuti, assegnandoli con gare al ribasso.

E' appena avvenuto per il servizio sul nostro territorio. Abbandonate le società locali, abbiamo subito disagi evidenti con i rifiuti non raccolti ed abbandonati in strada, che ricordano situazioni già viste altrove. Intanto diventano di pubblico dominio inquietanti informazioni su Aimeri Ambiente, capogruppo del consorzio Ambiente 2.0 in cui rientra anche la Pianeta Ambiente (società esterna al gruppo Biancamano, ma il cui socio finanziatore risulta la Biancamano), che si è aggiudicato l'appalto di Hera presentandosi in Rti con la Cooperativa sociale Orso Blu. E' partito il ricorso presentato da Ciclat Trasporti Ambiente, ma intanto il contratto è in mano al nuovo fornitore. Per non parlare della speculazione sullo smaltimento dei rifiuti raccolti.

Se chi raccoglie i rifiuti è lo stesso soggetto che gestisce lo smaltimento, è facile che si producano delle commistioni pericolose. Infatti, Hera ed Herambiente sono già state condannate nel 2014 dall'Antitrust al pagamento di una multa sanzione di circa 1,898 milioni di euro per abuso di posizione dominante nei mercati collegati alla raccolta differenziata di carta in numerosi comuni dell’Emilia Romagna. Se questo non basta a delineare i veri interessi del gestore, possiamo parlare della discarica Tre Monti, oggetto delle brame di ampliamento da parte di Conami, che la affitta ad Hera, che guadagna dallo smaltimento in discarica, perseverando anche di fronte al rilevamento di inquinanti pericolosi che escono dalla discarica.

In questo poco apprezzabile quadro inseriamo qualche dato: il costo base previsto a piano per la raccolta rifiuti passa per Faenza da 7.833.540 euro del 2015 a 8.068.793 (+ 10 di IVA) nel 2016. Il servizio di gestione delle bollette porta ad Hera altri 269.521 euro. Il Comune riduce gli sconti concessi a particolari soggetti ed anche il fondo per il disagio sociale. Il costo per la collettività, per la mancata attuazione di politiche di riduzione dei rifiuti 2016, è di 116.349 euro, che vanno al fondo di incentivazione alla riduzione dei rifiuti. Verranno stanziate dal fondo per attuare simili politiche su Faenza 82.108 euro, ma da chi saranno gestiti e come?

Il Movimento 5 Stelle ha sollecitato l'amministrazione per tutto lo scorso mandato a cambiare rotta (come abbiamo sempre continuato a fare, anche ultimamente, votando contro le delibere con cui nel Consiglio comunale del 26 Aprile l'attuale maggioranza ha ancora ratificato questo sistema). Puntiamo su raccolta porta a porta e tariffa puntuale; si paga per quanto si produce e, soprattutto, si attuano principi con obiettivo “Rifiuti Zero”; Riduzione della produzione, Riuso, Riciclo. Continueremo a diffondere le ragioni ed i dati che conducono a cambiare rotta.

E non sono i gestori attuali della “Cosa Pubblica” e dei servizi pubblici che vogliono, possono e sono in grado di farlo.