Passi carrai, in arrivo un'altra gabella....
Con una delibera approvata nel Consiglio Comunale del 29 marzo solo dalla maggioranza, si è modificato il Regolamento comunale per le concessioni precarie di suolo pubblico.
La modifica principale prevedeva l'inserimento di una ulteriore gabella in relazione ai "diritti di segreteria dovuti a titolo di rimborso delle spese tecnico-amministrative (istruttoria e sopralluoghi) per le attività svolte dai competenti servizi comunali". Il testo del documento era molto vago, non parlava esplicitamente di passi carrai e non quantificava l'importo dell'effettivo aumento per le tasche dei cittadini (rimandando la definizione dello stesso ad una successiva delibera di Giunta).
Appena saputo da alcuni cittadini che, nel caso dei passi carrai, il loro rinnovo graverà sulle tasche dei faentini per un nuovo costo pari a 50€ in più, abbiamo chiesto agli uffici competenti ulteriori chiarimenti (e guarda caso, subito dopo, l'amministrazione ha reso nota la novità sulla stampa...), facendo notare che, se tale costo può essere giustificato per una nuova pratica o per la modifica della situazione già esistente, dove realmente c’è un sopralluogo ed un lavoro di ufficio, non lo riteniamo assolutamente giusto quando si tratta di un semplice rinnovo, ove non vi sia stata nessun tipo di modifica.
In questo caso, secondo noi, basterebbe un’autocertificazione dell’utente che si assume la responsabilità di non aver modificato nulla, evitando un ulteriore nuovo costo che va a sommarsi alla tassa che si paga già annualmente.
Per noi questa gabella è una nuova ed ingiustificata tassa per i cittadini. Facciamo notare che si tratta di circa 7.500 passi carrai esistenti totali che a rotazione andranno in scadenza, partendo dai quasi 4.000 imminenti. Un bel gruzzoletto...
L'inserimento di questo costo è una scelta politica presa dalla Giunta, a cui evidentemente non basta che a Faenza si paghino già le aliquote massime su tutte le tasse comunali.
Consiglio comunale del 26 aprile: M5S nuovamente protagonista. Approvata all'unanimità la nostra Mozione sull'accoglienza e la promozione turistica. Ora passiamo ai fatti
Nel Consiglio comunale di ieri sera il M5S Faenza è stato nuovamente protagonista con il proprio lavoro.
Abbiamo presentato tre interpellanze: una che chiedeva di relazionare sulle attività in corso e gli obiettivi fissati di breve, medio e lungo periodo in merito al tema del lavoro (formazione e riqualificazione, incubatori e start up), una che chiedeva chiarimenti sulle rette della refezione scolastica, in merito alla discrepanza tra costi del servizio e costi al cittadino e una sugli interventi strutturali di riqualificazione legati alla fruizione della stazione dei treni, per noi importanti e necessari.
Le risposte, per ora incomplete, arriveranno presto nel dettaglio.
Poi il nostro gruppo, a differenza di altri che hanno preferito rimanere sempre in silenzio, è intervenuto con critiche precise e circostanziate, frutto di un attenta analisi e studio della valanga di documenti pervenuti (come spesso accade, con pochissimo tempo a disposizione), per spiegare la nostra posizione contraria o perlomeno dubbiosa sulle varianti al Rue, sul rendiconto della gestione dell'esercizio finanziario 2015, sul regolamento della disciplina dalla tassa sui rifiuti (TARI), il suo affidamento e la sua articolazione tariffaria e su aliquote e detrazioni 2016 della TASI.
Soprattutto, abbiamo presentato una mozione sull'accoglienza e la promozione turistica per portare all'attenzione una serie di proposte nostre, o di cui ci siamo fatti portavoce, per sfruttare al meglio quella che è una delle principali risorse del nostro territorio. Interventi mirati e a basso costo, anche tramite accordi con Provincia, Autostrade e Trenitalia, nelle due principali direttive su cui transitano i turisti o i frequentatori della nostra bella città: il casello autostradale e la stazione. Maggiore cura delle aree, allestimento di pannellature pubblicitarie per la promo-commercializzazione del territorio nella rotonda del casello e all'interno della stazione, allestimenti temporanei sul cavalcavia durante le principali manifestazioni cittadine.
Siamo contenti che le proposte contenute nel documento siano state considerate valide e attuabili da tutto il Consiglio comunale, che ha approvato all'unanimità la mozione.
Qui potete visionare il video della discussione in aula (dal minuto 02:48:49). Un bel successo del M5S Faenza, che ora, oltre a vigilare sull'effettiva attuazione nel minor tempo possibile degli interventi proposti , offrirà tutta la propria collaborazione.
Sempre dalla parte dei cittadini.
Salesiani: la strada non è quella giusta
Il recupero di un nucleo edilizio storico come il complesso dei Salesiani per ritrovare funzionalità importanti per la città è sicuramente un obiettivo condivisibile. Tocca i ricordi di una generazione, ma, soprattutto, può dare prospettive a servizi collettivi e ad attività economiche.
L'amministrazione manfreda però, non ha scelto la strada giusta.
Ha scelto una strada tortuosa, onerosa, non trasparente e, soprattutto, senza prospettive certe. Alla fine di quella che sembra più una catena di favori privatistici, che un progetto di interesse pubblico, il Comune di Faenza con gli affitti che si vincola a pagare non risparmierà nulla rispetto a quello che già spende per l'utilizzo di immobili non suoi, ne abbandonerà altri di proprietà, ripagherà tutto il debito che Faventia Sales contrae per la ristrutturazione e rimarrà proprietario solo di una parte del complesso, avendo una quota del 46% della società proprietaria.
Ad ogni fase di questo progetto, che si sta protraendo troppo a lungo per avere la credibilità che dovrebbe avere, si sarebbe potuta fare una scelta migliore. Perche' costituire una onerosa società per azioni, anzichè una società con struttura più semplice? Perchè non essere socio di maggioranza o prevedere accordi parasociali che assicurino al Comune la possibilità di veto su scelte in contrasto con il recupero e la riconsegna del complesso alla città e ai cittadini e con la trasparenza dovuta per i progetti pubblici? Perchè non indebitarsi direttamente, risparmiando su affitti pagati a terzi per uffici pubblici che potevano essere trasferiti in questo complesso e con questo pagare il debito di ristrutturazione?
Si è costituita nel 2005 una Società per azioni fra Comune, Diocesi, Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza e Banca di Romagna, con un capitale di 8,5 milioni, servito per acquistare l'immobile dall'Istituto Salesiano S. Francesco, che ha inteso liberarsene. Subito è stata venduta la parte chiamata "Casa delle suore" alla Fondazione per 326.000 euro. Sono state eseguite parziali ristrutturazioni nel corso del tempo consentendo un utilizzo molto parziale del complesso ed indebitando la società, che al 31/12/2014, ultimo dato ufficiale disponibile, aveva 1,7 milioni di debiti verso le banche. Per di più parte di questi lavori, costati 1 milione, risultano inadeguati e richiedono una nuova ristrutturazione per essere a norma.
La società ha accumulato perdite per 429.078 euro in 3 degli ultimi 4 esercizi e lascia perplessi l'entità di alcune spese. Si sono persi i ricavi che sarebbero derivati dall'affitto del bar, circa 45.000 euro dal 2014 ad oggi, perché è stata venduta alla Fondazione una porzione del complesso in cui è stata aperta una attività analoga (Mens Sana) e chi doveva aprire il bar ha rinunciato. Ad oggi, quindi, il canone di affitto va a beneficio della Fondazione e non di Faventia Sales, un vero e proprio cortocircuito. Questa vendita ha consentito alla società di chiudere un bilancio in utile per 78.090 euro nel 2012, ciò non mitiga affatto le pesanti perdite già citate, ma così il Comune ha potuto evitare di dover cedere la sua quota societaria, come previsto dalle norme per quelle partecipazioni che subiscono perdite per 3 anni consecutivi.
Da mesi in città si susseguono occasioni di presentazione del progetto finale, dopo l'affidamento della progettazione all'architetto Cristofani dello Studio Magaze. Nulla da eccepire nel merito sul progetto, ma siamo ancora a caccia di risorse. Sono previsti 4,5 milioni per l'intero intervento, di cui 800.000/1 milione per il solo Oratorio; la prima parte, pari a 2 milioni, la società Faventia Sales ritiene di recuperarla indebitandosi ulteriormente, mentre l'azionista Comune di Faenza dichiara che questi fondi arriveranno dalla vendita di parte dell'immobile a Ravenna Holding, che lo acquisterà ristrutturato e con un contratto di affitto che gli permetterà di recuperare la spesa sostenuta per l'acquisto. L'affittuario è il Comune di Faenza. È importante che sia il Comune a prendere questo impegno, perché un soggetto privato, con un normale contratto di affitto, si impegnerebbe per 6 anni, rinnovabili per altri 6, mentre una convenzione con il Comune, può stabilire un impegno ben più lungo, assicurandosi entrate certe. Una parte più contenuta di questo primo intervento verrebbe finanziata con la modalità del project financing: impresa/e di ristrutturazione e proprietà si accordano, l'una per concedere lo sfruttamento economico delle opere ristrutturate, l'altro per eseguire i lavori con proprie risorse. Val la pena ricordare che in Italia questa modalità ha registrato molti insuccessi, poichè chi eseguiva i lavori si indebitava per poi recuperare risorse ad opera terminata, ma se nel corso dei lavori si verificano problemi, o chi deve assicurare i ricavi con l'affitto dell'immobile non vede decollare l'attività e non è in grado di pagare, poi vengono travolti a ritroso tutti i soggetti coinvolti, da chi ha eseguito i lavori alla proprietà dell'immobile.
In tutto ciò non deve sfuggire che utilizzando una Società per azioni in cui il Comune è socio di minoranza con il 46%, non si applicano le norme di trasparenza previste per gli enti pubblici; perciò non c'e' obbligo di bandi di gare per assegnazione dei lavori, non c'e' obbligo di rispondere a richieste informative su nomine, costi ed utilizzo di risorse.
Insomma, non c'e' obbligo di rendere conto delle scelte. E' legittimo anche avere dubbi sulla capacità dell'amministrazione di incidere sulle decisioni del consiglio di amministrazione, visto che è in minoranza. In effetti, vedere nella seduta della Commissione consiliare tenutasi il 12 Aprile, il presidente del Cda presentare un progetto che prevede il ricorso al debito per finanziarsi, alla presenza del Sindaco che sostiene che quelle risorse arriveranno dalla vendita di parte dell'immobile, dà evidenza di serie discrepanze sul decollo del progetto.
Confartigianato e il Referendum
"Mio padre è stato un ARTIGIANO.
Io ho da sempre un'ammirazione per gli artigiani, che come da desinenza sono tutti artisti, a mio parere, perché chi sa creare, plasmare, riparare, assemblare, rigenerare è qualcuno dotato di una sensibilità elevatissima che va oltre la semplice sensibilità delle sue mani.
Per questo, se penso al legame tra artigiani ed energia, mi immagino persone proiettate a prestare , ad esempio, la loro abilità alla realizzazione di soluzioni per costruire una casa a consumo zero, più che a lavorare in una piattaforma per trivellare il mare a decine di chilometri di profondità alla ricerca di combustibili fossili.
Credo che l'odierna presa di posizione di CONFARTIGIANATO, che invita i suoi iscritti a non votare al referendum di domenica, oltre che meschina come tutte le posizioni di chi invita al disimpegno (in qualsiasi contesto), sia una presa di posizione che non può rappresentare questa categoria, ma solo i suoi miseri e politicizzati burocrati. So che moltissimi artigiani si sono già fatti sentire e so che moltissimi porteranno le loro meravigliose mani a fare una croce sulla scheda anche domenica prossima.Lo stesso vale per la CISL di Poldo Sbaffini, che si vanta di rappresentare l'impegno invitando al disimpegno.
Vigliacchi."
Vincenzo Barnabè
M5S Faenza
La raccolta differenziata paga!
E’ di questi giorni la notizia che il comune di Parma, in base alla nuova legge sui rifiuti dell’Emilia Romagna, incasserà 700.000 euro d’incentivo per il risultato in termini di qualità e quantità della sua raccolta differenziata.
Ora, a parte i complimenti all’amico Pizzarotti, facciamo notare che lui si è installato un anno dopo il nostro sindaco Malpezzi, in una città dove la raccolta differenziata di fatto non esisteva, ed ha fatto partire subito il porta a porta (PaP); da noi, quando Malpezzi è arrivato, era già in atto la sperimentazione in tre frazioni e nel programma di mandato aveva previsto l’estensione a tutta la città, entro il 2015.
Cosa è successo? E’ successo che il nostro gestore della raccolta non ama la PaP ed ha convinto (senza grande fatica) Malpezzi a dire che questa raccolta spinta non è conveniente e che quindi si procederà (con calma) in altro modo.
Due balle e due danni allo stesso tempo: 1) la Pap conviene per la maggior valorizzazione della differenziata e per i minori costi di invio in discarica, con cui si assorbono i costi iniziali per le attrezzature e quelli della manodopera (a proposito: si creano, concretamente, anche molti posti di lavoro!) 2) chi è partito dopo di noi prende gli incentivi e noi continuiamo a scaricare e bruciare rifiuti recuperabili.
Su quali specchi continuerà ad arrampicarsi il nostro inefficiente sindaco?
Il governo della città deve perseguire il bene comune e non gli interessi delle lobby!








