Castel Bolognese: quale circonvallazione?

Come attivisti e Portavoce del Movimento 5 Stelle abbiamo sempre sostenuto la necessità di una viabilità alternativa all’attraversamento del centro lungo la via Emilia a Castel Bolognese.
La soluzione di cui si parla da anni, approvata dalla Regione Emilia Romagna e sviluppata da Anas, è stata di recente cassata. Abbiamo quindi voluto verificare presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti quali possibilità c’erano ancora per dare una risposta che i cittadini aspettano da 70 anni.

Grazie alla disponibilità della Segreteria Particolare del Ministro Toninelli, del Capo di Segreteria Tecnica Dimitri Dello Buono e delle Direzioni Generali del MIT, del nostro Consigliere regionale Andrea Bertani, del Capogruppo M5S di Faenza Massimo Bosi e dell’Architetto Tabanelli, si è tenuto lo scorso 13 febbraio a Roma un produttivo confronto fra gli enti coinvolti, incontro che ha permesso di intravvedere uno spiraglio per la realizzazione dell’opera, dopo che il progetto originario era stato giudicato inadeguato ed impraticabile economicamente dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Ormai è stato detto tutto ed il contrario di tutto, a spese di chiarezza e trasparenza; di certo Castelbolognese in MoVimento può affermare, senza il timore di essere smentito, di essere sempre stato a favore di una viabilità alternativa che decongestioni dal traffico la via Emilia: lo abbiamo palesato più volte e ribadito, quando ci è stato chiesto, durante i lavori della Commissione Comunale, e tutte le volte che si è presentata l’occasione per dibatterne pubblicamente.
Abbiamo evidenziato le palesi criticità, figlie di un progetto preliminare copiato da un altro che aveva ben altre finalità.
Abbiamo, quindi, sostenuto il progetto preliminare presentatoci unitamente alle statistiche sul traffico e ai preoccupanti dati sanitari, perché riteniamo che la salute, il benessere dei cittadini, e soprattutto delle persone che abitano, lavorano e frequentano le zone limitrofe alla via Emilia, debbano essere tutelati prima di ogni altra cosa.
Il progetto, una volta approvato dalla Regione Emilia Romagna è stato quindi affidato all’ente preposto, ovvero ad ANAS, perché lo elaborasse fino allo stato di progetto definitivo.
L’Iter, ricordiamolo, prevede l’approvazione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, della Direzione Generale Strade ed Autostrade, entrambi coordinate dalla segreteria del Ministero dei Trasporti.
Negli ultimi mesi del 2018 e nei primi del 2019, si sono però moltiplicate le voci che riportavano di un progetto dato già per bocciato dal Governo; si sono delineate nette prese di posizione dei Partiti castellani (i quali, a nostro parere, hanno cercato di distorcere la verità, tentando di aumentare il proprio consenso popolare), con il Partito Democratico che ha fatto della realizzazione della Variante il primo dei punti del programma con il quale si presenterà alle prossime amministrative, e la Lega, assolutamente contrapposta, che dichiara il progetto della Variante da rigettare, in difesa dei terreni che gli agricoltori si sarebbero visti “usurpare”.

Abbiamo, quindi, acceso l’attenzione dei nostri Portavoce ed abbiamo incontrato congiuntamente tutte le parti in causa al MIT a Roma: Consiglio Superiore Lavori Pubblici, Direzione Generale Strade ed Autostrade, Anas, oltre ai rappresentanti delle varie Segreterie Particolare e Tecnica del Ministro.

Le verità emerse durante l’incontro al Ministero sono state le seguenti:

    • diversamente da quanto riportato dagli organi di stampa locali per voce dell’Amministrazione, l’opera non è MAI stata finanziata (tranne la parte progettuale redatta da ANAS e dal Comune di Castel Bolognese, pagata dalla Regione Emilia Romagna per 175 mila euro e dal Comune di Castel Bolognese per 10 mila euro);
    • il primo Progetto presentava notevoli criticità e non è stato approvato, ricevendo parere negativo dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici;
    • ANAS ha già revisionato il progetto basandosi sulle numerose osservazioni tecniche degli enti preposti, diminuendo anche di un 10% i costi, senza però risolvere le criticità tecniche;
    • la discussione che ne è scaturita ha stimolato il Ministero a rivalutare il Progetto richiedendo altre modifiche, che tenessero in debita considerazione il nuovo Casello autostradale e l’innesto della Casolana. ANAS deve presentare in 15 giorni un ulteriore progetto per poi ridiscutere concretamente dell’opera;
    • in ogni caso, fra tempi di progettazione, approvazione, finanziamento ed appalto, i tempi per l’avvio dei lavori non saranno certamente brevi.

Abbiamo recepito un deciso e positivo riscontro sulla disponibilità delle parti coinvolte nel proseguire il lavoro di revisione per arrivare finalmente a realizzare in tempi certi un’opera attesa da 70 anni, con i minori impatti possibili, ambientali e finanziari.

La circonvallazione di Castel Bolognese non sarà quella impraticabile, sbandierata dagli attuali amministratori. E non sarà accantonata, come qualcuno sperava. Questo grazie ad un Ministero che sa valutare nel merito le opere da realizzare ed all’interessamento diretto dei Portavoce M5S.

Movimento 5 Stelle Faenza – Unione della Romagna faentina
Castelbolognese in Movimento

#AlberiPerIlFuturo2018: 300 Alberi in più a Faenza!

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In occasione della Giornata nazionale dell’Albero l’Associazione Fuori dal Coro, in collaborazione con il Servizio Giardini dell’Unione della Romagna faentina, organizza la piantumazione di 300 nuovi alberi nel Comune di Faenza.

PIANTIAMO VITA E ARIA PULITA NELLA NOSTRA CITTA’!

Domenica 18 Novembre 2018
dalle ore 9.00, fino a lavoro ultimato
presso Piazzale Mario Tambini, 1 – Faenza (RA)
(di fianco al PalaCattani)

Tutta la cittadinanza è invitata!
Partecipare è semplice, basta presentarsi con guanti per giardinaggio, abiti e scarpe comode!
Responsabili ed esperti seguiranno i partecipanti durante la piantumazione.
VI ASPETTIAMO!

Qui la pagina Facebook dell’evento.

Per adesioni e per ricevere future informazioni:
alberiperfaenza@gmail.com
3386631118

Il M5S Faenza non mancherà!


LA STORIA DEL PROGETTO

Il progetto nasce nel 2015, tra Reggio Emilia e Milano, in occasione della Giornata Nazionale dell’Albero, il 21 Novembre. L’iniziativa entra subito nel cuore di Gianroberto Casaleggio che, nel dicembre di quell’anno, partecipò attivamente alla messa a dimora di 577 alberi nel capoluogo lombardo. Il progetto è promosso dal Movimento 5 Stelle, ma è aperto a tutti e la piantumazione partecipata avviene senza bandiere o simboli politici.

Gli alberi, come l’aria, sono patrimonio di tutti.

I VANTAGGI

Ogni albero assorbe circa 15 kg di anidride carbonica, produce ossigeno per quasi 3 esseri umani, assorbe ozono e migliora il microclima. Creare boschi urbani è un toccasana per la biodiversità. Nelle aree urbane ripopolate di piante e alberi, la temperatura si abbatte naturalmente di 1 – 2 gradi.

Piantare gli alberi è una delle cose più importanti che possiamo fare contro il riscaldamento globale.


AGGIORNAMENTO

E, visto il grande successo della prima iniziativa (grazie a tutti!), Domenica 2 Dicembre si replica!
Altri 200 nuovi alberi al Parco delle Ginestre!
VI ASPETTIAMO!!
Qui l’evento su Facebook.

200 alberi in più a faenza

 

Faenza è in grado di approfittare dei fondi che l’Unione Europea mette a disposizione per il Wi-Fi pubblico gratuito?

Un bando europeo di prossima uscita, denominato “WIFI4EU” assegnerà dei voucher da 15.000 euro per l’installazione di hotspot Wi-Fi nei comuni e nelle associazioni di comuni della comunità europea.

I beneficiari dovranno impegnarsi solo a pagare i costi per la connessione ed il mantenimento dell’infrastruttura per offrire una connessione Wi-Fi libera e di alta qualità per almeno 3 anni; il budget in dotazione è pari a 120 milioni di euro fino al 2019.

Il M5S, con una interpellanza, chiederà all’amministrazione se l’Unione dei comuni della Romagna faentina pensa di attivarsi e se il Comune di Faenza intende partecipare a questo bando.

Segnalando che è già possibile per gli Enti locali registrarsi e che l’assegnazione avverrà nella modalità “a sportello”, cioè in ordine di arrivo della richiesta; è quindi necessario affrettarsi, non c’è tempo da perdere.

Facendo un rapido calcolo l’Unione della Romagna faentina con i suoi 6 comuni potrebbe accedere a ben 90.000 euro di finanziamenti complessivi per attrezzature WI-FI di alta qualità da collocare non solo nelle piazze, ma anche in spazi pubblici tra cui biblioteche, musei, parchi, comitati di quartiere, luoghi dove i cittadini potrebbero usufruire di questi servizi in contesti culturali e di associazionismo.

Auspichiamo che verrà colta questa occasione per il miglioramento della situazione attuale, che vede la connessione Wi-Fi di FreeLepida attiva, da tempo e al contrario delle previsioni, solo nelle piazze del centro e nei pressi del MIC.
Un progetto che, causa la mancata pianificazione, si è rivelato di certo non sufficiente.

Salesiani: la strada non è quella giusta

Il recupero di un nucleo edilizio storico come il complesso dei Salesiani per ritrovare funzionalità importanti per la città è sicuramente un obiettivo condivisibile. Tocca i ricordi di una generazione, ma, soprattutto, può dare prospettive a servizi collettivi e ad attività economiche.

L’amministrazione manfreda però, non ha scelto la strada giusta.

Ha scelto una strada tortuosa, onerosa, non trasparente e, soprattutto, senza prospettive certe. Alla fine di quella che sembra più una catena di favori privatistici, che un progetto di interesse pubblico, il Comune di Faenza con gli affitti che si vincola a pagare non risparmierà nulla rispetto a quello che già spende per l’utilizzo di immobili non suoi, ne abbandonerà altri di proprietà, ripagherà tutto il debito che Faventia Sales contrae per la ristrutturazione e rimarrà proprietario solo di una parte del complesso, avendo una quota del 46% della società proprietaria.

Ad ogni fase di questo progetto, che si sta protraendo troppo a lungo per avere la credibilità che dovrebbe avere, si sarebbe potuta fare una scelta migliore. Perche’ costituire una onerosa società per azioni, anzichè una società con struttura più semplice? Perchè non essere socio di maggioranza o prevedere accordi parasociali che assicurino al Comune la possibilità di veto su scelte in contrasto con il recupero e la riconsegna del complesso alla città e ai cittadini e con la trasparenza dovuta per i progetti pubblici? Perchè non indebitarsi direttamente, risparmiando su affitti pagati a terzi per uffici pubblici che potevano essere trasferiti in questo complesso e con questo pagare il debito di ristrutturazione?

Si è costituita nel 2005 una Società per azioni fra Comune, Diocesi, Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza e Banca di Romagna, con un capitale di 8,5 milioni, servito per acquistare l’immobile dall’Istituto Salesiano S. Francesco, che ha inteso liberarsene. Subito è stata venduta la parte chiamata “Casa delle suore” alla Fondazione per 326.000 euro. Sono state eseguite parziali ristrutturazioni nel corso del tempo consentendo un utilizzo molto parziale del complesso ed indebitando la società, che al 31/12/2014, ultimo dato ufficiale disponibile, aveva 1,7 milioni di debiti verso le banche. Per di più parte di questi lavori, costati 1 milione, risultano inadeguati e richiedono una nuova ristrutturazione per essere a norma.

La società ha accumulato perdite per 429.078 euro in 3 degli ultimi 4 esercizi e lascia perplessi l’entità di alcune spese. Si sono persi i ricavi che sarebbero derivati dall’affitto del bar, circa 45.000 euro dal 2014 ad oggi, perché è stata venduta alla Fondazione una porzione del complesso in cui è stata aperta una attività analoga (Mens Sana) e chi doveva aprire il bar ha rinunciato. Ad oggi, quindi, il canone di affitto va a beneficio della Fondazione e non di Faventia Sales, un vero e proprio cortocircuito. Questa vendita ha consentito alla società di chiudere un bilancio in utile per 78.090 euro nel 2012, ciò non mitiga affatto le pesanti perdite già citate, ma così il Comune ha potuto evitare di dover cedere la sua quota societaria, come previsto dalle norme per quelle partecipazioni che subiscono perdite per 3 anni consecutivi.

Da mesi in città si susseguono occasioni di presentazione del progetto finale, dopo l’affidamento della progettazione all’architetto Cristofani dello Studio Magaze. Nulla da eccepire nel merito sul progetto, ma siamo ancora a caccia di risorse. Sono previsti 4,5 milioni per l’intero intervento, di cui 800.000/1 milione per il solo Oratorio; la prima parte, pari a 2 milioni, la società Faventia Sales ritiene di recuperarla indebitandosi ulteriormente, mentre l’azionista Comune di Faenza dichiara che questi fondi arriveranno dalla vendita di parte dell’immobile a Ravenna Holding, che lo acquisterà ristrutturato e con un contratto di affitto che gli permetterà di recuperare la spesa sostenuta per l’acquisto. L’affittuario è il Comune di Faenza. È importante che sia il Comune a prendere questo impegno, perché un soggetto privato, con un normale contratto di affitto, si impegnerebbe per 6 anni, rinnovabili per altri 6, mentre una convenzione con il Comune, può stabilire un impegno ben più lungo, assicurandosi entrate certe. Una parte più contenuta di questo primo intervento verrebbe finanziata con la modalità del project financing: impresa/e di ristrutturazione e proprietà si accordano, l’una per concedere lo sfruttamento economico delle opere ristrutturate, l’altro per eseguire i lavori con proprie risorse. Val la pena ricordare che in Italia questa modalità ha registrato molti insuccessi, poichè chi eseguiva i lavori si indebitava per poi recuperare risorse ad opera terminata, ma se nel corso dei lavori si verificano problemi, o chi deve assicurare i ricavi con l’affitto dell’immobile non vede decollare l’attività e non è in grado di pagare, poi vengono travolti a ritroso tutti i soggetti coinvolti, da chi ha eseguito i lavori alla proprietà dell’immobile.

In tutto ciò non deve sfuggire che utilizzando una Società per azioni in cui il Comune è socio di minoranza con il 46%, non si applicano le norme di trasparenza previste per gli enti pubblici; perciò non c’e’ obbligo di bandi di gare per assegnazione dei lavori, non c’e’ obbligo di rispondere a richieste informative su nomine, costi ed utilizzo di risorse.

Insomma, non c’e’ obbligo di rendere conto delle scelte. E’ legittimo anche avere dubbi sulla capacità dell’amministrazione di incidere sulle decisioni del consiglio di amministrazione, visto che è in minoranza. In effetti, vedere nella seduta della Commissione consiliare tenutasi il 12 Aprile, il presidente del Cda presentare un progetto che prevede il ricorso al debito per finanziarsi, alla presenza del Sindaco che sostiene che quelle risorse arriveranno dalla vendita di parte dell’immobile, dà evidenza di serie discrepanze sul decollo del progetto.